Trentini e Burlò rientrati in Italia, l’arrivo a Ciampino e l’abbraccio coi familiari. Meloni: «Bentornati a casa» – Foto e video
Alberto Trentini e Mario Burlò sono tornati in Italia. L’aereo inviato ieri all’alba da Palazzo Chigi è atterrato a Ciampino intorno alle 8.45. Ad accoglierli la premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani. «Bentornati a casa», scrive sui social la presidente del Consiglio. Il cooperante veneziano e l’imprenditore torinese sono stati rilasciati lunedì 12 gennaio dopo oltre 14 mesi di detenzione in Venezuela, passati dietro le sbarre del carcere di massima sicurezza El Rodeo 1, a Guatire, 45 chilometri dalla capitale Caracas. A bordo del velivolo, a quanto si apprende, c’è anche il direttore dell’Aise, Giovanni Caravelli, che era andato nella capitale sudamericana. Una presenza che conferma il ruolo svolto dell’intelligence nelle lunghe trattative per riportare a casa i due italiani.

Trentini: «Siamo felicissimi, ma a un prezzo altissimo»
«Siamo felicissimi, ma la nostra felicità ha un prezzo altissimo. Non si possono cancellare le sofferenze e questi interminabili 423 giorni. Da adesso in poi o abbiamo bisogno di vivere giornate serene e costruttive per tentare di cancellare i brutti ricordi e tentare di superare le sofferenze di questi 14 mesi». È quanto hanno scritto Alberto Trentini e la famiglia in una dichiarazione letta dall’avvocata Alessandra Ballerini all’uscita dall’aeroporto di Ciampino.
La liberazione
«È accaduto tutto all’improvviso, senza alcun avvertimento. Non eravamo a conoscenza dell’arresto di Maduro. Posso fumare una sigaretta ora?», aveva detto d’impulso Trentini all’ambasciatore appena arrivato. Poco dopo aveva chiesto di poter telefonare a casa, per parlare con la madre Armanda, il padre Ezio e la fidanzata. Quindi le prime dichiarazioni al Tg1: «Non vedo l’ora di riabbracciare la mia famiglia».
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La bibbia in spagnolo
Prima della liberazione, gli agenti del carcere li hanno fatti cambiare d’abito e hanno rasato loro i capelli. Trentini è uscito indossando una maglietta rossa della Nike, Burlò una azzurra. Entrambi portavano jeans. In ambasciata Trentini è arrivato con un paio di occhiali da vista: «Non sono della gradazione giusta, lì dentro ho dovuto arrangiarmi. Io ho sempre usato le lenti a contatto», ha raccontato. In carcere non gli è stato consentito leggere nulla, solo una Bibbia in spagnolo.
«Mario mi teneva alto l’umore»
Entrambi appaiono molto dimagriti. Mario, imprenditore arrestato il 10 novembre 2024, cinque giorni prima di Trentini, ha perso quasi trenta chili. Soffre di diabete e di ipertensione e a El Rodeo 1 avrebbe potuto anche morire. La loro amicizia, però, è stata una sorta di medicina: «Ci siamo conosciuti durante l’ora d’aria e da lì abbiamo legato. Mario ha un carattere molto più estroverso e riusciva a tenere alto anche il mio morale», racconta Trentini, citato dal Corriere della Sera. «In carcere, comunque, non mi hanno mai maltrattato – aggiunge – anzi, anche per venire qui in auto non ci hanno incappucciati».
La prima notte fuori dal carcere
La prima notte da uomini liberi, però, non è stata semplice. Trentini e Burlò faticano a prendere sonno, nonostante i letti dell’ambasciata italiana a Caracas siano infinitamente più confortevoli delle brande a castello delle celle di quattro metri per due in cui hanno vissuto negli ultimi quattordici mesi. Lì dentro, ogni giorno alle cinque del mattino, le guardie facevano l’appello: un’abitudine rimasta impressa, tanto che ieri Alberto e Mario si sono svegliati all’alba.

Foto copertina: ANSA/US FARNESINA | L’abbraccio tra Alberto Trentini e sua madre Armanda Colusso all’aeroporto di Ciampino, 13 gennaio 2025
