L’Fbi perquisisce la casa di una giornalista del Washington Post: sequestrato il cellulare della reporter

L’Fbi ha perquisito la casa di Hannah Natanson, una giornalista del Washington Post, nell’ambito di un’indagine su una società d’appalti del governo accusata di detenzione illegale di materiale classificato. La reporter Hannah Natanson si trovava nella sua abitazione in Virginia, quando gli agenti federali si sono presentati alla porta d’ingresso e hanno chiesto di esaminare tutti i suoi dispositivi elettronici, sequestrando un telefono e uno smart watch.
L’indagine su Perez-Lugones
Il mandato di perquisizione era legato alle attività di Aurelio Perez-Lugones, amministratore di sistema del Maryland con autorizzazione top secret, accusato di aver sottratto rapporti di intelligence classificati. I documenti erano nascosti in casa e persino nella sua borsa del pranzo. Gli investigatori sottolineano che Natanson non è indagata, ma il sequestro dei suoi dispositivi ha comunque attirato l’attenzione, se non per altro per gli oltre mille contatti che la reporter sostiene l’abbiano contattata nel corso di una recente inchiesta giornalistica e i cui nomi ora sono finiti nelle mani dell’Fbi.
Protestano le associazioni per la libertà di stampa
Negli Stati Uniti, le perquisizioni nelle abitazioni dei giornalisti sono rare, mentre è più comune l’accesso a tabulati telefonici o email. Il raid di Natanson ha scatenato allarme tra associazioni per la libertà di stampa e accademici. Jameel Jaffer, del Knight First Amendment Institute, lo ha definito «estremamente preoccupante», sottolineando l’effetto deterrente sulla normale attività giornalistica. Lo scorso anno, l’amministrazione Trump ha eliminato le limitazioni introdotte dall’era Biden sull’accesso del Dipartimento di Giustizia ai dati dei reporter.
