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Chiara Ferragni, lo sfogo e la confessione dopo la sentenza: «Perché vale ancora di più di un’assoluzione, ma non festeggio una vittoria»

15 Gennaio 2026 - 17:49 Ugo Milano
chiara ferragni reazione proscioglimento
chiara ferragni reazione proscioglimento
«Questo processo non aveva nemmeno i presupposti per esistere» scrive l'infuencer sui social. Il lungo messaggio dopo la decisione del tribunale di Milano e le polemiche che ne sono seguite

All’indomani della sentenza di proscioglimento che le ha fatto lasciare alle spalle – forse una volta per tutte – l’inchiesta sui pandori Balocco e le uova Dolci Preziosi, Chiara Ferragni affida ai suoi profili social un pensiero su ciò che ha vissuto negli ultimi due anni. «Il mio procedimento si è chiuso ieri con un proscioglimento. Il giudice ha stabilito che non c’erano nemmeno i presupposti epr un processo penale. È una frase semplice, tecnica, definitiva sul piano penale. Ed è giusto partire da qui», si legge nel post pubblicato su Instagram dall’influencer.

L’ammissione sulla pubblicità ingannevole

A questo punto, Ferragni racconta l’impatto psicologico che ha avuto l’intera vicenda giudiziaria: «Questi due anni sono stati a dir poco complessi. Non perché avessi dubbi su me stessa, ma perché vivere sotto giudizio continuo, senza poter rispondere, senza poter spiegare, ti mette alla prova in modo profondo». Che qualcosa di sbagliato nella vicenda dei pandori ci fosse, lo ammette anche la stessa influencer: «Mi sono sempre presa la responsabilità per ciò che riguardava la pubblicità ingannevole. Ho capito che era stato un errore ed era giusto riconoscerlo. L’ho fatto: ho pagato, ho corretto, ho chiesto scusa».

«Non volevo ingannare nessuno»

Come già spiegato in altre occasioni, l’influencer assicura di aver sempre agito in buona fede: «Ero all’apice della mia immagine e del mio lavoro. Non esisteva alcun motivo, né economico né sensato, per cui io potessi voler ingannare qualcuno». Secondo Ferragni, insomma, l’intera vicenda è riconducibile a «un errore amministrativo» e non, come lasciava intendere in un primo momento l’inchiesta giudiziaria, a «un reato penale».

«Non festeggio una vittoria, chiudo un capitolo»

E a chi sostiene che quella di ieri sia una «assoluzione a metà», lei risponde: «Se possibile, è qualcosa di ancora più chiaro: significa che questo processo, così come era stato costruito, non aveva nemmeno i presupposti per esistere fino in fondo. Ed è forse questa la parte più forte di tutte. Perché vuol dire che per due anni sono rimasta ferma, esposta, giudicata, per qualcosa che non avrebbe nemmeno dovuto avere questo percorso». Infine, un ultimo messaggio: «Oggi non festeggio una vittoria. Oggi chiudo un capitolo».

Foto copertina: ANSA/Matteo Corner | Chiara Ferragni mentre esce dall’aula del tribunale dopo la sentenza di proscioglimento, Milano, 14 Gennaio 2026

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