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Perché la BBC ha definito Gibellina “la città d’arte più strana d’Italia”

15 Gennaio 2026 - 12:11 Francesca Milano
gibellina-arte
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Il 15 gennaio viene inaugurata l'iniziativa che vede la città siciliana "Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026"

Gibellina è la Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026, ma secondo la BBC è anche la città d’arte “più strana d’Italia”. E la stranezza sta tutta nella sua concezione: è l’unica, infatti, a essere stata pensata interamente come un’opera d’arte.

Per decenni è stata liquidata come un’utopia postmoderna fallita. Un museo a cielo aperto senza pubblico, una città ricostruita dopo il terremoto del Belice del 1968, che non è mai riuscita davvero a diventare città. Eppure oggi, come racconta la BBC in lungo reportage, Gibellina torna al centro del racconto internazionale e spera di attrarre turisti grazie alla sua storia e alla sua unicità.

Giovedì 15 gennaio alla presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli, si terrà la cerimonia di inaugurazione di “Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026”, iniziativa promossa dal Dipartimento per le Attività Culturali del Ministero della Cultura con la Direzione Generale Creatività Contemporanea per valorizzare l’arte contemporanea come strumento di rigenerazione urbana, sociale, culturale e territoriale.

La storia della ricostruzione

La città originaria venne distrutta dal sisma del ’68 che uccise circa 400 persone e ne lasciò senza casa quasi 100.000. La nuova Gibellina è nata a dieci chilometri di distanza, in un’area situata tra un’autostrada e una linea ferroviaria. Qui è sorta la nuova cittadina, concepita interamente come un’opera collettiva. Secondo la BBC, l’arte qui non è un ornamento: è la struttura stessa della città.

Il simbolo di questa “anomalia” è il Teatro di Gibellina, progettato dallo scultore Pietro Consagra: un gigantesco corpo di cemento armato che domina lo skyline ma che, per quarant’anni, è rimasto incompiuto. «È uno degli edifici più iconici di Gibellina – si legge nel reportage – ma assomiglia più a un parcheggio multipiano abbandonato che a un teatro». 

Ma il Teatro è solo uno dei molti esempi. Gibellina è disseminata di architetture postmoderne, piazze metafisiche, chiese futuristiche, installazioni di arte contemporanea. Opere firmate da grandi nomi, ma spesso isolate, scollegate dalla vita della città. In più, il modello imposto alla nuova Gibellina era troppo differente da quello precedente, fatto di case ammassate a strapiombo sul pendio. Oggi le stradine tortuose sono state sostituite con ampi viali e il villaggio bucolico con un quartiere di villette a schiera.

Un modello fuori contesto

«Il grave errore commesso dallo Stato – ha spiegato alla BBC Alessandra Badami, docente di architettura all’Università di Palermo – è stato quello di copiare i modelli urbani del Nord Europa, progettati per rispondere alle esigenze di città industrializzate in rapida crescita. Ma la Sicilia non ha mai conosciuto una rivoluzione industriale».

Foto: Ansa/Giovanni Franco

La storia di questa “strana” ricostruzione si deve al sindaco Ludovico Corrao che dopo il terremoto tentò una scelta radicale: invitare artisti, architetti e intellettuali a trasformare Gibellina in un laboratorio permanente di arte pubblica. Da allora, Gibellina è stata paragonata al centro artistico texano di Marfa per la sua densità di opere contemporanee e di architettura postmoderna. «Il risultato – scrive la BBC – è uno strano paesaggio utopico che non assomiglia né alla periferia americana né all’Italia rurale».