Sorpresa alla Casa Bianca, dopo Mamdani Trump riceve pure il capo della Chiesa Usa. Tregua coi vescovi sui migranti?

Dietro quella scrivania della Casa Bianca, in un anno, hanno già sfilato un po’ tutti. Deputati repubblicani e influencer, attivisti e strateghi, leader d’impresa e pure squadre di calcio italiane (la Juve). Ma ultimamente alla corte di Donald Trump sono arrivati pure personaggi «impensabili» dal punto di vista politico. A fine novembre s’era materializzato al cospetto del presidente Zohran Mamdani, il neo-eletto sindaco di New York che si professa socialista e ha sempre bollato Trump come «un fascista». Eppure dall’incontro tra i due è nato, se non un idillio, una certa simpatia e un rapporto franco. I due, hanno svelato nei giorni scorsi i media Usa, si sono scambiati i numeri di telefono e da quel giorno si scambiano messaggini frequenti. Anche per litigare, se necessario. Mamdani, che dal 1° gennaio è entrato formalmente in carica, è stato uno dei pochi ad alzare il telefono il giorno dopo il blitz in Venezuela per mettere a verbale la sua contrarietà all’operazione militare «illegale». Ma negli ultimi giorni Trump ha tirato giù un altro muro politico: quello che lo ha diviso per anni dai vescovi Usa.
L’incontro a sorpresa dopo lo scontro frontale
Tra una crisi internazionale e l’altra, a varcare la soglia della Casa Bianca lunedì è stato Paul Coakley, l’arcivescovo di Oklahoma eletto a novembre come nuovo presidente della Conferenza dei Vescovi Usa, la Cei d’Oltreoceano. Coakley s’è prestato alle foto di rito dietro al tavolone di Trump (comodamente seduto lui, in piedi l’arcivescovo) e ha incontrato pure il vice J.D. Vance e il segretario di Stato Marco Rubio. Pesi massimi dell’Amministrazione ma pure possibili eredi politici di Trump. Per dirsi cosa? Mistero, ufficialmente. Ma già l’incontro è una notizia, se si tiene conto dell’aperta ostilità mantenuta dal clero Usa nei confronti di Trump dalla sua rielezione. La caccia al migrante nelle città del Paese per la Chiesa è e resta inaccettabile, così come i tagli lineari ai programmi di assistenza sanitaria e lotta alla povertà. Erano bastate poche settimane lo scorso anno perché lo scontro divenisse plateale. Il 26 gennaio, pochi giorni dopo l’inizio formale del mandato, Vance s’era scagliato contro la Conferenza dei Vescovi rea di non collaborare nella lotta all’immigrazione irregolare, «come hanno chiesto gli elettori Usa». Il predecessore di Coakley, Timothy Broglio, aveva in realtà anche provato ad aprire un canale di dialogo, ma gli è sempre stato negato un invito alla Casa Bianca.
Chi ha convinto chi?
Ora invece con Coakley pare aprirsi una stagione diversa. A base di quali ingredienti? Lui e Trump «hanno discusso di temi di comune interesse, e di aree di ulteriore dialogo», ha detto il portavoce della Conferenza Chieko Noguchi, sottolineando come l’Arcivescovo sia stato «grato dello scambio e guardi con attenzione alle discussioni future». Quanto alla Casa Bianca, aveva promesso di dar conto a sua volta dei contenuti dell’incontro. Ma poi ha fatto seguire un rumoroso silenzio. E così, tanto quanto con Mamdani, resta poco chiaro al momento chi davvero abbia convinto chi.
