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L’Antitrust contro “Call of Duty” e “Diablo Immortal”: due istruttorie sui contenuti a pagamento

16 Gennaio 2026 - 09:57 Ugo Milano
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L'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha avviato due istruttorie nei confronti di Activision Blizzard, società del gruppo Microsoft, per presunte pratiche commerciali ingannevoli e aggressive

Call of Duty e Diablo Immortal finiscono sotto la lente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato. L’Antitrust ha infatti avviato due istruttorie nei confronti di Activision Blizzard, società del gruppo Microsoft, in relazione ai due videogiochi, presentati come free to play ma caratterizzati dalla presenza di acquisti in-game. Secondo quanto riportato in una nota ufficiale, l’Autorità ipotizza l’esistenza di pratiche commerciali ingannevoli e aggressive, nonché possibili violazioni dei diritti contrattuali dei consumatori. In particolare, le criticità riguarderebbero le sollecitazioni a effettuare acquisti all’interno del gioco in modo non pienamente consapevole, con un rischio accentuato anche per i minorenni, in potenziale contrasto con il Codice del consumo.

Perché l’Autorità mette sotto accusa i due videogiochi?

Più nello specifico, l’Antitrust ritiene che la società operi in modo contrario alla normativa preposta alla tutela dei consumatori e, in particolare, alla diligenza professionale richiesta in un settore molto sensibile ai rischi di sviluppo di dipendenza dal gioco. Le due istruttorie riguardano, in primo luogo, il possibile utilizzo di design manipolativo delle interfacce, creati – a detta dell’Autorità – per indurre il consumatore a giocare con assiduità, a prolungare le sessioni di gioco e a farlo aderire alle offerte promosse. Ne sono un esempio le ripetute esortazioni, durante e fuori le sessioni di gioco, a non perdere contenuti premiali – anche tramite messaggi in-app e notifiche push – e ad acquistare contenuti a durata limitata, prima che diventino indisponibili.

Queste condotte, insieme alle strategie per rendere poco comprensibile il valore reale delle monete virtuali usate nel videogioco e alla vendita di valuta di gioco in quantità predeterminata (bundle), possono condizionare i giocatori-consumatori, inclusi i minorenni, inducendoli a spendere cifre significative di importi anche maggiori di quelli necessari a procedere nel gioco e senza esserne pienamente consapevoli.

Il parental control e il trattamento dei dati personali

Secondo l’Antitrust, inoltre, le impostazioni di parental control predisposte di default dalla società presenterebbero caratteri di aggressività, in quanto configurate automaticamente su opzioni meno tutelanti per i minori: possibilità di effettuare acquisti in-game, assenza di limiti ai tempi di gioco e libera interazione con altri utenti. Il tutto avverrebbe senza richiedere un intervento attivo né una reale supervisione da parte del genitore o del tutore.

L’Autorità intende inoltre approfondire le modalità con cui viene richiesto il consenso al trattamento dei dati personali in fase di creazione dell’account. In particolare, il consumatore – anche se minorenne – sarebbe spinto a selezionare tutti i consensi, compresa la profilazione a fini commerciali, ritenendo erroneamente che si tratti di una scelta obbligatoria.

Le istruttorie riguardano infine la presunta carenza e inadeguatezza delle informazioni fornite sui diritti contrattuali del giocatore, che potrebbero indurlo a rinunciarvi inconsapevolmente, come nel caso del diritto di recesso. Sotto esame anche la possibilità per la società di sospendere o bloccare unilateralmente l’account di gioco, senza adeguate motivazioni, assistenza o contraddittorio, con la conseguente perdita delle somme spese per i contenuti digitali, talvolta anche di importo rilevante.

Codacons: «Bene l’indagine dell’Antitrust»

Esulta il Codacons. «Bene la nuova indagine dell’Antitrust in tema di videogiochi e, se saranno accertati illeciti, avvieremo iniziative legali a tutela degli acquirenti dei prodotti sotto inchiesta». Lo afferma l’associazione per i diritti dei consumatori, che già nel 2020 attraverso un esposto portò l’Antitrust ad intervenire in tema di videogiochi e pratiche scorrette a danno dei minori. «Una pratica quella degli acquisti “in-game” – osserva il Codacons in una nota – particolarmente insidiosa, perché inserita nei videogiochi destinati ai minori allo scopo di indurre i bambini ad effettuare acquisti o a richiedere ai genitori di farlo, spesso attraverso grafiche accattivanti e messaggi aggressivi mirati proprio a modificare il comportamento dei più piccoli, che hanno meno strumenti di tutela.

Per il Codacorns si tratta, infatti, di «un danno – aggiunge – che non è solo economico, considerato che tali pratiche scorrette possono sviluppare nei minori pericolose forme di dipendenza da gioco. Per tale motivo, se dall’istruttoria dell’Antitrust emergeranno illeciti, avvieremo le dovute azioni risarcitorie in favore di tutti i genitori che hanno acquistato i videogiochi oggetto di indagine», conclude la nota.

Foto copertina: IRINAYERYOMINA / DREAMSTIME

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