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Il mistero sul perché i corpi dei 32 soldati cubani di Maduro sono stati rimpatriati dentro delle scatole – Il video

16 Gennaio 2026 - 19:37 Alba Romano
Il rimpatrio dei militari deceduti è avvenuto con una cerimonia solenne all'aeroporto internazionale José Martí

Le autorità cubane hanno organizzato due giorni di omaggio nazionale per i 32 soldati cubani di Nicolás Maduro, uccisi a Caracas lo scorso 3 gennaio nel corso dell’operazione statunitense mirata alla cattura del presidente venezuelano. Il rimpatrio dei soldati, avvenuto con una cerimonia solenne all’aeroporto internazionale José Martí, è tuttavia avvolto dal dubbio poiché non è chiaro se contengano resti organici dei militari, le cui condizioni sarebbero quindi dovute ai raid americani, o le loro ceneri.

La cerimonia

Ad accogliere il velivolo sulla pista dello scalo aeroportuale erano presenti l’ex leader Raúl Castro e il presidente Miguel Díaz-Canel, entrambi in uniforme militare. I membri della Guardia Nazionale hanno fatto scendere i contenitori in un clima di stretto protocollo, dando il via a un corteo diretto verso il ministero delle Forze armate rivoluzionarie. Il governo di L’Avana ha utilizzato l’occasione per ribadire la linea di fermezza contro l’amministrazione di Donald Trump. Il ministro degli Interni, il generale Lázaro Alberto Álvarez, ha lodato il sacrificio dei militari dichiarando che «hanno combattuto fino all’ultimo proiettile».

Le incertezze sul contenuto delle urne

Nei video ufficiali circolati, il principale punto interrogativo di molti osservatori online riguarda lo stato dei resti dei soldati. L’uso di contenitori dalle dimensioni ridotte, comunemente associati alle urne cinerarie, solleva dubbi sulla possibilità che i corpi siano stati cremati in Venezuela prima del trasporto. Al momento, non è stato comunicato se si tratti di frammenti rinvenuti dopo i raid degli Usa o le ceneri dei soldati. Dopo il discorso del ministro, le urne sono state caricate su sei jeep per un percorso di dodici chilometri attraverso la capitale.

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