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Trump invoca la fine del regime di Khamenei: «È ora di cercare una nuova leadership in Iran» – La diretta 

17 Gennaio 2026 - 18:21 Ugo Milano
Il presidente Usa a Politico: «L'Ayatollah è colpevole della completa distruzione del Paese». Intanto, Teheran smentisce lo stop delle condanne a morte: «Da Trump sciocchezze»

Nel ventesimo giorno di proteste in Iran, la mobilitazione contro il regime degli Ayatollah non accenna a fermarsi, nonostante una repressione durissima che sta provocando migliaia di vittime. Le manifestazioni, iniziate il 28 dicembre in seguito alla svalutazione della moneta locale, si sono presto trasformate in dissenso anti-regime. Sul fronte internazionale, Donald Trump ha fatto marcia indietro dopo aver lanciato diversi moniti, rinunciando per il momento a un intervento militare. Intanto, il ministro degli Esteri e vicepremier italiano, Antonio Tajani, ha invitato i connazionali a lasciare l’Iran, raccomandando che all’ambasciata rimanga solo il personale indispensabile. Sul piano interno, Reza Pahlavi, erede al trono in esilio e figlio dell’ultimo Scià, è diventato un punto di riferimento per alcuni manifestanti, che auspicano il suo ritorno per guidare una transizione democratica.

17 Gennaio 2026 - 18:00

Trump: «È il momento di cercare una nuova leadership per l'Iran»

Donald Trump invoca la fine del regime dell’ayatollah Ali Khamenei: «È il momento di cercare una nuova leadership per l’Iran», ha detto il presidente a Politico. Per il leader Usa, Khamenei «è colpevole della completa distruzione del paese e dell’uso di violenza a livelli mai visti prima», ha detto Trump sottolineando che affinché l’Iran continui a funzionare la «leadership dovrebbe concentrarsi sulla corretta gestione del paese, come faccio io negli Stati Uniti, e non sull’uccisione di migliaia di persone per mantenere il paese». Khamenei, continua Trump, è un «uomo malato che dovrebbe governare il suo paese in modo appropriato e smetterla di uccidere persone. Il suo paese è il peggior posto al mondo in cui vivere a causa della sua pessima leadership», ha concluso.
17 Gennaio 2026 - 16:34

L'ayatollah Khatami: «Manifestanti servi di Israele: vanno messi a morte»

L’ayatollah Ahmad Khatami si è scagliato contro i manifestanti in Iran, affermando che «gli ipocriti armati dovrebbero essere messi a morte». L’alto esponente religioso della Repubblica islamica ha descritto i manifestanti come «maggiordomi» e «soldati» di Israele e degli Stati Uniti, sottolineando che nessuno dei due Paesi dovrebbe «aspettarsi la pace». Lo riporta il Guardian.

Khatami, membro del Consiglio dei Guardiani e membro di spicco dell’Assemblea degli Esperti – che nomina la Guida Suprema – è un esponente religioso intransigente e influente in Iran. Il discorso è in netto contrasto con le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di questa settimana, che sembrava aver rinviato un attacco militare in Iran dicendo ai giornalisti che le autorità iraniane avevano accettato di fermare le esecuzioni dei manifestanti. Ieri sera, Trump ha ringraziato l’Iran per aver fermato l’esecuzione di circa 800 manifestanti, sebbene non fosse chiaro da dove traesse queste cifre.

17 Gennaio 2026 - 15:53

Procuratore di Teheran: «Esecuzioni proseguono: da Trump sciocchezze»

Il procuratore di Teheran, Ali Salehi, ha respinto le affermazioni del presidente Donald Trump sulla revoca delle condanne a morte per centinaia di prigionieri in Iran, definendole «sciocchezze inutili e infondate», secondo quanto riportato dai media anti-regime Iran International e IranWire e dall’organizzazione Hrana. «Dovrebbe farsi gli affari suoi», ha affermato Salehi, sottolineando che la risposta della magistratura ai manifestanti sarà «decisa, deterrente e rapida». Senza fornire dettagli specifici, il procuratore ha riferito che sono state emesse incriminazioni in molti casi legati alle proteste e che i fascicoli sono stati inviati in tribunale per il processo.

 

17 Gennaio 2026 - 13:00

Usa conto Teheran: «Non scherzate con Trump»

«Abbiamo ricevuto notizie secondo cui la Repubblica Islamica starebbe preparando opzioni per colpire le basi americane. Come ha ripetutamente sottolineato il presidente Trump, tutte le opzioni restano sul tavolo e, se il regime della Repubblica Islamica attaccasse le risorse americane, la Repubblica Islamica si troverebbe ad affrontare una forza molto, molto potente», ha scritto su X il Dipartimento di Stato Usa in lingua farsi. «Lo abbiamo già detto e lo ripetiamo: non scherzate con il presidente Trump».

17 Gennaio 2026 - 00:47

Khamenei: «Spezzeremo la schiena ai sediziosi»

Ali Khamenei ha dichiarato che le autorità «devono spezzare la schiena ai sediziosi».

17 Gennaio 2026 - 11:17

Khamenei attacca Trump: «Colpevole per i morti in Iran»

La Guida suprema iraniana Ali Khamenei attacca Donald Trump, accusandolo di essere responsabile delle morti in Iran durante le proteste degli ultimi giorni. “Riteniamo il presidente degli Stati Uniti colpevole per le vittime, i danni e le calunnie da lui rivolte alla nazione iraniana”, ha detto l’ayatollah in occasione della festività islamica dell’Eid al-Mab’ath, secondo quanto riporta il suo profilo su X.

17 Gennaio 2026 - 09:00

Il regime punta a limitare internet in modo permanente

Secondo quanto riportato dal Guardian citando attivisti per i diritti digitali, l’Iran starebbe progettando di isolarsi permanentemente dalla rete globale, consentendo l’accesso a internet soltanto a persone selezionate e autorizzate dal regime. Tutti gli altri cittadini verrebbero confinati a una rete nazionale interna, scollegata dal resto del mondo. Un rapporto di Filterwatch, organizzazione che monitora la censura online in Iran, parla di «un piano riservato per trasformare l’accesso a internet internazionale in un privilegio governativo». Fonti interne riferiscono che media e portavoce ufficiali hanno già indicato che si tratta di una riforma strutturale e definitiva, sottolineando che l’accesso libero alla rete non tornerà dopo il 2026. Secondo Amir Rashidi di Filterwatch, soltanto chi avrà ottenuto autorizzazioni di sicurezza o superato controlli governativi potrà navigare su una versione filtrata di internet globale, mentre tutti gli altri iraniani saranno vincolati esclusivamente alla cosiddetta internet nazionale.

17 Gennaio 2026 - 07:00

Trump era pronto a colpire l'Iran, poi la retromarcia

Donald Trump era propenso a ordinare un attacco contro l’Iran martedì e aveva chiesto al Pentagono di predisporre le operazioni. Gli ufficiali statunitensi si sono preparati a passare la notte, aspettandosi di ricevere l’ordine definitivo per colpire mercoledì. Tuttavia, l’ordine, riporta il Wall Street Journal, non è mai arrivato. Di fronte a opinioni contrastanti all’interno dell’amministrazione sulla probabilità di un crollo immediato del regime, Trump ha deciso di rinunciare al raid, influenzato anche dalla mancanza di asset militari adeguati nella regione e dalla pressione esercitata da Israele e dai paesi arabi. A pesare ulteriormente è stato il timore che un attacco potesse prolungare il conflitto.

17 Gennaio 2026 - 10:00

Per reprimere le proteste l'Iran ha usato forze alleate regionali

Secondo quanto riportato da Iran International, durante le proteste in Iran dell’8 e 9 gennaio la Forza Quds delle Guardie Rivoluzionarie ha fatto affidamento sull’aiuto di milizie alleate nella regione per reprimere i manifestanti. Il media, con sede a Londra e vicino all’opposizione, sostiene che la Brigata Fatemiyoun dall’Afghanistan, la Brigata Zainebiyoun dal Pakistan e le Forze di Mobilitazione Popolare dall’Iraq abbiano svolto un ruolo determinante nelle uccisioni.

Hassan Hashemian, esperto di questioni arabe, ha spiegato a Iran International che Teheran ha fatto ricorso a queste forze esterne per compensare la carenza di personale interno. Secondo Hashemian, l’estensione delle proteste in tutto il Paese ha superato le capacità delle forze di sicurezza iraniane: «La Repubblica Islamica si trova a corto di uomini, e la portata della rivolta nazionale è stata così ampia che le forze interne non sono state in grado di contenerla», ha affermato. L’esperto ha aggiunto che il numero di vittime segnalato suggerisce il coinvolgimento di milizie esperte: «Il fatto che tra 12.000 e 20.000 persone siano state uccise in soli due giorni indica che questi gruppi sono stati dispiegati con l’obiettivo preciso di colpire. Hanno già esperienza operativa in Iraq e Siria».

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