Iran, hackerata la tv di Stato: in onda l’appello alla rivolta di Reza Pahlavi e l’invito all’esercito a mollare Khamanei – Il video
La crisi in Iran continua senza una soluzione all’orizzonte per la popolazione in protesta da settimane contro il regime degli Ayatollah. La dura repressione governativa ha già causato migliaia di vittime, anche se un bilancio preciso è difficile da confermare. Le manifestazioni, iniziate il 28 dicembre a causa del crollo della moneta locale, si sono trasformate in una ondata senza precedenti di dissenso contro il regime teocratico al governo dal 1979. Sul fronte internazionale, il presidente statunitense Donald Trump, dopo aver lanciato diversi avvertimenti, ha rinunciato per il momento a un intervento militare, ma ha chiarito che la posizione dell’amministrazione resta quella di aprire la strada a «una nuova leadership in Iran».
Hackerata la Tv di Stato iraniana, sugli schermi compare Pahlavi
Alcuni tra i principali canali di Stato iraniani trasmessi dal satellite Badr sarebbero stati hackerati nella serata di domenica. Sugli schermi sarebbero così comparse immagini delle proteste di strada andate in scena nelle ultime settimane e perfino un messaggio del figlio dello Scià Reza Pahlavi che invita il popolo e l’esercito steso a ribellarsi contro il regime. Lo riportano diversi media internazionali. Sarebbe anche comparso un messaggio scritto di esplicito invito alla diserzione da parte delle forze di polizia e dell’esercito di Teheran. Non è chiaro al momento chi sia dietro l’azione di hackeraggio né la sua durata o estensione.
#BREAKING Several Iranian state TV channels carried on the Badr satellite were hacked on Sunday, broadcasting footage of protests along with calls by Iran’s exiled Crown Prince Reza Pahlavi for people to join demonstrations and for military forces to side with protesters.
Iran’s… pic.twitter.com/zpQLC6krd2
— Iran International English (@IranIntl_En) January 18, 2026
Le accuse di Khamenei a Trump
La Guida suprema dell’Iran, Ali Khamenei, è tornata a mostrarsi in pubblico in occasione dell’Eid al-Mab’ath. Durante l’incontro con «migliaia di persone di vari ceti sociali», ha ribadite le accuse contro gli Stati Uniti, affermando che «riteniamo il presidente degli Stati Uniti colpevole delle vittime, dei danni e della diffamazione che ha inflitto alla nazione iraniana». Secondo Khamenei, le recenti proteste rappresentano un «caos americano» con l’intento di «inghiottire l’Iran».
«Membri del Mossad tra gli arrestati delle proteste»
Il portavoce della magistratura iraniana, Asghar Jahangir, ha dichiarato che tra gli arrestati durante le recenti proteste figurerebbero diversi membri del Mossad israeliano e altri presunti terroristi. Jahangir non ha fornito cifre precise sul numero complessivo degli arrestati. «Gli arresti continueranno e stiamo cercando in particolare di identificare i responsabili delle rivolte all’interno del Paese», ha spiegato. «Il numero esatto sarà annunciato al termine delle indagini. Valuteremo anche le prove e i documenti sulle attività degli arrestati durante le rivolte per verificare se siano tra i terroristi o affiliati a elementi stranieri o nazionali, o se siano o meno complici di altri rivoltosi, e poi decideremo se incarcerarli o rilasciarli», ha aggiunto, secondo quanto riportato dall’agenzia Irna.
Il bilancio delle vittime
Un funzionario iraniano ha reso noto che le autorità hanno confermato la morte di almeno 5mila persone durante le proteste in Iran, tra cui circa 500 membri delle forze di sicurezza, attribuendo le uccisioni a «terroristi e rivoltosi armati» che avrebbero preso di mira «iraniani innocenti». Lo riporta Reuters. Il funzionario, che ha chiesto di rimanere anonimo per la delicatezza della questione, ha precisato che i combattimenti più intensi e il maggior numero di vittime si sono registrati nelle regioni curde del nord-ovest dell’Iran, dove l’attività dei separatisti curdi ha reso le tensioni particolarmente forti anche in passato. «Non si prevede che il bilancio finale aumenti drasticamente», ha aggiunto, sostenendo che «Israele e gruppi armati all’estero» abbiano supportato ed equipaggiato i manifestanti.
Le autorità iraniane imputano spesso a nemici stranieri, tra cui Israele, la responsabilità dei disordini. Il Paese mediorientale ha già subito attacchi militari da parte di Israele a giugno. Secondo l’organizzazione per i diritti umani Hrana, con sede negli Stati Uniti, le vittime accertate sono 3.308, con altri 4.382 casi in revisione, e oltre 24mila persone sarebbero state arrestate. Uno studio di Iran International, media d’opposizione basato a Londra, stima invece più di 12mila vittime. L’organizzazione iraniana Hengaw, che tutela i diritti dei curdi e ha sede in Norvegia, conferma che alcune delle violenze più gravi si sono verificate proprio nelle aree curde del nord-ovest durante le proteste iniziate a fine dicembre.
Un rapporto del Sunday Times parla invece di oltre 16.500 morti e 330mila feriti a causa della sanguinosa repressioni delle manifestazioni. Il report cita testimoni e fonti mediche e precisano che la gran parte delle uccisioni è avvenuta in due giorni e che la maggioranza delle vittime sono giovani under 30.
