Ultime notizie Giorgia MeloniGroenlandiaIranScuolaValentino Rossi
CULTURA & SPETTACOLOAl BanoCarlo ContiFestival di SanremoMusica

Al Bano ancora contro Carlo Conti: «Da lui solo scorrettezze. Sono un re, non mi mischio coi conti»

19 Gennaio 2026 - 07:48 Alessandro D’Amato
al bano carlo conti
al bano carlo conti
Il cantante: mi tingo i capelli, embé? Non ho nulla da nascondere

«Da lui ho ricevuto solo scorrettezze però pazienza, la rabbia non fa bene. Non abbiamo un buon rapporto, ma siccome soffro di sanremite acuta lo guarderò e gli auguro un grandissimo successo. Sono un Re, non mi mischio con dei semplici Conti». Al Bano torna a litigare via giornali con Carlo Conti, che ha rifiutato la sua partecipazione a Sanremo. Stavolta il palcoscenico è un’intervista al Corriere della Sera. Poi spiega perché porta sempre il cappello. «Da quando ho cominciato a perdere i capelli. Anche papà, che ce li aveva, lo metteva. Mi piace, è un simbolo». Il suo amico Peppino di Capri lo sfotte perché se li tinge: «Sì, me li tingo, mbè? Non ho niente da nascondere. Non sopporto il bianco sulla mia faccia, mi sbatte » .

Al Bano e Romina Power

Al Bano parla anche di Felicità, brano che secondo Romina era banale: «Meglio se sto zitto». Ingrata? «Beh, è come sputare nel piatto in cui mangi. Ci ha guadagnato bei soldi, grazie a me. Avercene, di canzoni così. Ed è tutto meno che banale: fu la mia risposta ai colleghi che, negli anni delle Br, ammiccavano a quello stato di cose». E spiega la sua generosità con un esempio di famiglia: «A casa non c’erano soldi, però ogni 29 luglio per san Marco i miei invitavano a pranzo un poveraccio in carrozzella che viveva in strada con quattro cani. Un mattino, per andare ai campi, con mamma passai in bicicletta davanti a una piccola masseria. Quattro bambinetti stracciati ci corsero incontro. Gli regalò metà del nostro pane. Non l’ho mai dimenticato».

Claudio Villa

Quando ha portato Felicità a Sanremo nel 1982 c’era anche Claudio Villa: «Presentò una canzone bruttissima, pur di esserci. Un peccato. Lo dissi a un giornale, lui si infuriò: “Ahò, ma come ti permetti? Scenni che te meno ”. Ma io ero un suo fan, mi dispiaceva per lui». Amici da una vita. «Nel ‘74 giravamo sul treno con il Cantaeuropa. Lui ogni mattina correva su e giù per il corridoio del vagone in mutande e maglietta. Durante una sosta alla stazione di Ginevra, mi sfidò: “Vediamo chi arriva primo. Sei pronto a perdere?”. Solo che io ero velocissimo. Claudio inciampò e cadde. “T acci tua, proprio adesso che nun ce sta manco un fotografo! ”».

Il divorzio

E chiude su Romina: La gente credeva che non vi sareste mai lasciati. «Quando mi misi con lei, nella sua famiglia la parola “divorzio” era la normalità. Suo padre, sua madre, i nonni, erano tutti divorziati. Sa come si dice: “ Lu zumpu ca face la crapa lu face puru la crapetta” (il salto che fa la capra lo fa pure la capretta). Pensai: “Durerà per due o tre anni”. Però non volevo perdere neanche un giorno di quella vita eccezionale». Romina: «Non si smette mai di amare chi si è amato». Vale pure per lei? «Mah, con le parole possiamo dire tutto. L’amore c’è stato, è innegabile, come dopo la divisione. Abbiamo messo al mondo dei figli, meglio farsi la pace che la guerra. Da qui a chiamarlo amore però ce ne passa».