Studente ucciso a La Spezia, parla l’ex fidanzata di Atif: «Era ossessivo nella relazione. Ma non credo che il movente sia la foto con me»

«Quando mi ha mostrato il coltello tinto dal sangue di Aba, ho perso tutte le emozioni, mi chiedevo chi avessi di fronte». Sono le parole dell’ex fidanzata di Zouhair Atif, il 19enne che ha accoltellato a morte il coetaneo Youssef Abanoub all’istituto Einaudi-Chiodo di La Spezia. Il movente dell’accoltellamento è proprio una foto che ritraeva lei e la vittima Youssef Abanoub insieme alle elementari. Ora, a pochi giorni dal tragico evento, la giovane racconta all’Adnkronos di essere attanagliata dal senso di colpa. «Mi sento molto pressata. A volte mi chiedo se fosse stato meglio non impicciarmi, ma il senso di colpa mi avrebbe uccisa, avrei voluto che quella stupida litigata finisse in modo pacifico», spiega.
Il nodo della foto alle elementari
Del rapporto con Youssef Abanoub, racconta che lo conosceva «dalla terza elementare»: «Eravamo molto amici da bimbi. Era un ragazzo molto simpatico, solare e amava la sua famiglia, sua mamma era la sua gioia più grande, aveva anche un caratterino, tipico nei ragazzi, che a Zouhair Atif non andava giù». Quanto alla foto che avrebbe fatto scattare l’ira di Atif dice: «Sulla foto incriminata non saprei cosa dire, è una foto di classe, un giorno speciale da ricordare che Aba aveva il desiderio di vedere perché non l’aveva più. Non ci credo che questo omicidio sia stato fatto per una foto di terza elementare». Mentre per quanto riguarda un’altra immagine realizzata con l’intelligenza artificiale che ritraeva lei e Aba abbracciati di cui si è parlato, lei risponde: «Io non l’ho vista, ma le foto secondo me non c’entrano in questo delitto».
Il rapporto ossessivo e tossico
Qualche elemento disfunzionale nel comportamento di Zouhair era evidente anche nella coppia: «È sempre stato un ragazzo misterioso e cupo, con il tempo è diventato più umano, ma anche sempre più ossessionato da me, aveva paura che io un giorno potessi andarmene. Una volta mi ha detto “Se non ti posso avere io nessuno potrà” e rise. Ogni contatto con un maschio gli dava noia, non me lo impediva ma ci prestava tanta attenzione», spiega la studentessa. E la stessa madre del ragazzo l’aveva messa in guardia: «Conosceva delle persone che si erano allontanate da lui perché avevano notato un lato quasi malato. So che era un ragazzo con dei problemi di rabbia e so di qualche cavolata, episodi da maranza, di certo non qualcosa che mi potesse portare a pensare a un omicidio». Ora, però, i rapporti con la famiglia della vittima, invece, sono lacerati: «Vorrei con tutto il cuore andare al funerale di Aba, è stato il mio migliore amico d’infanzia, ma mi odiano tutti, compresi familiari».
