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Da Putin a Netanyahu fino a Erdoğan: chi ci sarà (e chi no) al Board of Peace di Trump

22 Gennaio 2026 - 10:00 Anna Clarissa Mendi
donald trump shutdown fine usa
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Gli europei snobbano il presidente Usa. Oggi la firma dello Statuto a Davos. La Casa Bianca: «Hanno confermato la loro partecipazione 35 leader su 50»

C’è un fondatore, una quota d’ingresso e un mandato che potrebbe andare oltre Gaza. Un club privato, di fatto, guidato da Donald Trump. È il Board of Peace, il Consiglio che – sulla carta – mira a promuovere «la stabilità» e «a garantire una pace duratura nelle aree colpite o minacciate da conflitti». Un’organizzazione internazionale che potrebbe nei fatti scavalcare l’Onu. Da sempre nel mirino del presidente statunitense. «Avrebbe dovuto risolvere tutte le guerre che ho risolto io» e quindi il «Board potrebbe sostituire l’Onu», ha dichiarato ieri Trump. Oggi a Davos, in Svizzera, i capi di Stato e di governo firmeranno lo Statuto. Finora – riferisce il pool di corrispondenti alla Casa Bianca – avrebbero confermato la loro partecipazione circa 35 leader mondiali, su un totale di circa 50 inviti. Ma chi ha aderito, chi no e chi ci sta pensando? 

Da Netanyahu a Putin, fino a Erdogan

Il primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu ha accettato ieri l’invito. Lo ha annunciato il suo ufficio. Ma non sarà presente a Davos alla cerimonia di inaugurazione – scrive Haaretz – dopo che la Svizzera ha dichiarato di essere «obbligata a collaborare»con il mandato di arresto della Corte penale internazionale per i presunti crimini di guerra del premier. Presente, inoltre, a detta di Trump, il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin. «Entrerà nel Board per Gaza». Poco prima, lo stesso leader russo aveva confermato di aver ricevuto l’invito all’organismo e di essere in fase di valutazione. Putin ha offerto un miliardo di dollari dei fondi russi congelati negli Usa per il Board. «Ma ciò non significa che Mosca rinuncerà a recuperare tutti i suoi capitali sequestrati in Occidente». Lo ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov.

Nei giorni scorsi, il capo di Stato turco, Recep Tayyip Erdogan, aveva espresso la propria disponibilità a farne parte. Anche l’Arabia Saudita ha annunciato di aver accettato, insieme ad altri otto Paesi a maggioranza musulmana. Si tratta di una «decisione congiunta» dei ministri saudita, qatariota, egiziano, giordano, emiratino, turco, indonesiano e pachistano affinché i loro Paesi aderiscano all’organismo voluto dal presidente Trump, accogliendo con favore i suoi «sforzi a favore della pace». Ad aver detto «sì» ci sono anche l’Argentina di Javier Milei, l’Ungheria di Viktor Orban, la Bielorussia del presidente-dittatore Alexander Lukashenko, il Kazakistan, l’Uzbekistan, l’Azerbaigian, Marocco e Vietnam, Paraguay e Indonesia. Oltre a Tony Blair, al segretario di Stato Marco Rubio, all’inviato speciale “multi-crisi” Steve Witkoff e quello de facto Jared Kushner.

Gli europei snobbano Trump 

La Francia è stata la prima a sfilarsi pubblicamente, con tanto di ritorsione da parte Usa. Seguita poi dall’Italia. La premier Giorgia Meloni ha fatto sapere che dirà di no. Perché l’articolo 11 della Costituzione non consente all’Italia di parteciparvi. O meglio: Roma può far parte di organizzazioni internazionali per la pace, ma solo «in condizioni di parità con gli altri Stati».

Neppure la Germania sarà nel Comitato. Lo riferisce il settimanale tedesco Der Spiegel che ha letto una direttiva del ministero degli Esteri inviata ai rappresentanti tedeschi a Bruxelles. Anzi, il cancelliere Friedrich Merz lascerà la località svizzera prima della cerimonia inaugurale. Stessa decisione per la Norvegia, i cui rapporti con Trump si sono fortemente deteriorati dopo che quest’ultimo si è irritato per non aver ricevuto il Premio Nobel per la Pace.

Il Regno Unito non prenderà parte oggi alla cerimonia di firma del Board of Peace a causa delle «preoccupazioni circa la possibilità che il presidente Putin faccia parte di qualcosa che parla di pace»: lo annuncia la ministra degli Esteri Yvette Cooper, come riporta Sky News.

Chi ci sta pensando?

Molti dei governi che hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito alla ricezione degli inviti hanno indicato, invece, che la questione è «oggetto di revisione politica e giuridica istituzionale», mentre alcuni hanno sottolineato «la necessità di consultare i propri partner». Il Vaticano, ha precisato ieri il Segretario di Stato del Vaticano, Pietro Parolin, è stato invitato. L’Albania discute oggi l’adesione al Board, ma Edi Rama descrive l’invito di Trump come un «segno di apprezzamento». La presidente del Kosovo ha, invece, fatto sapere dell’arrivo dell’invito da parte di Washington. 

Mentre Volodymyr Zelensky, confermando di aver ricevuto l’invito, ha spiegato che i diplomatici ucraini «stanno esaminando» il tutto. «La Russia è il Paese che ci ha dichiarato guerra e la Bielorussia è suo alleato, è ancora molto difficile per me immaginare come potremmo lavorare insieme in qualsiasi tipo di consiglio», ha sottolineato. Il Messico non è stato invece invitato: la ministra messicana dell’Ambiente, Alicia Bárcena, ha dichiarato a Davos, in Svizzera, che il suo Paese è stato escludo dal Board of Peace.

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