Software spia, Report e l’accusa che arriva fino a Giorgia Meloni. Un dirigente di via Arenula ai tecnici: «Ce lo chiede la presidenza del consiglio»

Arriva direttamente a palazzo Chigi l’inchiesta che Report manderà in onda domenica sera su Rai3. L’inchiesta di Sigfrido Ranucci aggiunge infatti oggi, 22 gennaio una nuova puntata, con le dichiarazioni di un dirigente del ministero della Giustizia che avrebbe spinto per l’installazione su tutti i pc del tribunale di Torino proprio del software Ecm capace – almeno potenzialmente – di leggere i file all’interno del pc dei magistrati anche senza autorizzazione dell’utente. E per sostenere la sua tesi avrebbe parlato di ordini partiti addirittura dalla presidenza del Consiglio.
Il funzionario, si legge sul nuovo post social di Report, si chiama Giuseppe Talerico è un ingegnere informatico, dirigente di seconda fascia del ministero della Giustizia, ed è anche il responsabile del Cisia di Milano, il Coordinamento Interdistrettuale dei Sistemi informatici per tutta l’area del Nord Ovest. E’ proprio il Csia a gestire i pc delle procure e dei tribunali, sotto il coordinamento centrale della Dgcsia. Quando, come Report ha anticipato ieri, il funzionario viene mandato a Torino ad occuparsi della protesta dei tecnici locali, e della Procura, che hanno scoperto la vulnerabilità dei pc dei magistrati che, con il programma Ecm, possono essere violati.
E’ maggio 2024 e Talerico riunisce i tecnici informatici locali nel palazzo di giustizia di Torino per discutere della situazione e imporre, a quel che racconta Report, l’installazione del software in tutti i computer. E qui fa delle dichiarazioni molto gravi, insistendo sulla necessità di procedere.
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L’accusa a palazzo Chigi
A chi protesterà i tecnici dovranno rispondere «in maniera ermetica», avrebbe detto Talerico, secondo quanto spiega Report: «Sono direttive di DGSIA. Non dare troppe informazioni». E aggiunge: «Certe volte noi facciamo le cose come amministrazione che ci vengono imposte da altre forze. Se ti dico che c’è la Presidenza del Consiglio dei ministri che ci sta dicendo di fare ste cose non possiamo essere noi a metterci in difficoltà da soli».
Il concetto che la richiesta arriverebbe da palazzo Chigi viene ripetuto addirittura due volte: «Se stiamo facendo sta riunione significa che siamo in difficoltà perché siamo ancora fermi con un aggiornamento che però ci ha chiesto la Presidenza del Consiglio dei Ministri […] Non abbiamo messo ancora ECM in Procura». Ad un tecnico che gli obiettava che i software erano aggiornati e funzionanti avrebbe risposto: «Ma dobbiamo avere la controllabilità di sti computer attraverso sto ECM». Tra l’altro, maggio fu un periodo molto teso in tema di accesso agli atti, perché in quel periodo esplose il caso Striano e sarebbe avvenuto il furto di dati al consulente di Report, Bellavia.
Difficile capire se questo tecnico parli così riferendosi a qualcosa di specifico o solo per vincere la resistenza degli informatici locali. Palazzo Chigi ieri aveva mandato una nota a Report dicendo che la responsabilità delle infrastrutture digitali è del ministero della Giustizia e non di altri.
