«Il cane eroe Bruno non fu ucciso», la svolta sul caso che commosse anche Meloni: perché è indagato l’istruttore

La storia del cane molecolare Bruno, dato per morto nel luglio 2025 a causa di bocconi avvelenati con chiodi, aveva sconvolto anche Giorgia Meloni. La premier aveva anche premiato il cane addestrato da Arcangelo Caressa, del centro addestramento di Talsano, nel Tarantino. Quell’animale aveva salvato diverse persone e vantava ormai imprese di soccorso con diversi attestati di merito per sé e il suo addestratore. La sua uccisione era stata definita «vile e inaccettabile» da Meloni, che come tantissimi aveva creduto al racconto di Caressa. Meno la procura di Taranto, che ha ribaltato la vicenda con il pm Raffaele Casto: Caressa ora è indagato per simulazione di reato.
L’autopsia smentisce la versione dell’addestratore
Gli esiti dell’autopsia disposta dalla magistratura hanno fatto emergere elementi decisivi: nello stomaco e nell’intestino di Bruno non sono state trovate tracce di chiodi né di sostanze tossiche. L’esame necroscopico ha inoltre rivelato che l’apparato digerente del cane era quasi vuoto e che l’animale non avrebbe mangiato da oltre venti ore, forse anche più di un giorno. Un dato incompatibile con l’ipotesi dell’avvelenamento tramite bocconi. Anche le testimonianze raccolte dagli investigatori vanno nella stessa direzione: un altro addestratore, arrivato al centro poco dopo le 7 del mattino, ha dichiarato di non aver visto alcuna polpetta nelle vicinanze del box del cane.
Sequestri e perquisizioni per ricostruire la vicenda
Lo scorso giovedì 22 gennaio i carabinieri hanno effettuato una serie di perquisizioni nei confronti di Caressa, sequestrando cellulari, computer, documentazione varia e disponendo il blocco dei conti bancari. Un altro elemento al centro dell’indagine riguarda il fatto che l’addestratore avrebbe seppellito immediatamente il cane dopo averlo trovato morto, senza avvisare né le forze dell’ordine né la Asl competente.
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La difesa di Caressa: «Smonteremo la tesi della Procura»
Arcangelo Caressa respinge con fermezza ogni accusa e si dice convinto che i suoi avvocati sapranno smontare la tesi della simulazione del reato. In una diretta Facebook, spiega il Corriere del Mezzogiorno. ha anticipato i temi della sua difesa, rivendicando la propria versione dei fatti. Nelle denunce presentate all’epoca, l’addestratore aveva anche ipotizzato chi potesse essere l’autore dell’uccisione di Bruno, attribuendo il gesto a motivi di vendetta personale legati alla sua attività professionale. Ora tocca alla giustizia fare chiarezza su una vicenda che ha commosso l’Italia e che potrebbe rivelarsi molto diversa da come era stata raccontata.
