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Minneapolis si ferma contro l’Ice: «Gli agenti vadano via». Cento religiosi arrestati, un’agente dell’Fbi si dimette per pressioni interne

24 Gennaio 2026 - 09:04 Cecilia Dardana
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Scuole e negozi chiusi, migliaia in piazza a -23 gradi. Sit-in all’aeroporto contro Delta per i voli delle deportazioni

Minneapolis si è fermata. Un’intera città in sciopero contro l’Ice, l’agenzia federale per l’immigrazione finita al centro di una tempesta di accuse per violenze e abusi. Migliaia di persone hanno sfidato i -23 gradi per marciare nelle strade della città del Minnesota, diventata nelle ultime settimane uno dei simboli della linea dura dell’amministrazione Trump contro gli immigrati. Scuole, negozi, supermercati, bar, ristoranti, officine e laboratori hanno abbassato le serrande. Dal centro cittadino è partito un lungo corteo diretto verso una grande area commerciale della catena Target, teatro di un raid dell’Ice nei giorni scorsi. I manifestanti hanno sfilato mostrando cartelli con la scritta «Ice Out», chiedendo il ritiro degli agenti federali.

Le violenze dell’Ice

La mobilitazione arriva dopo una serie di episodi che hanno acceso la rabbia della città: l’uccisione a colpi d’arma da fuoco di Renee Good, 37 anni, disarmata; il fermo di una bambina ecuadoriana di due anni, Chloe, trattenuta insieme al padre mentre tornava a casa dal supermercato. Solo un intervento urgente di un giudice ha imposto il rilascio della piccola. E ancora: l’arresto di un bambino ecuadoriano di cinque anni, che ha scatenato numerose polemiche.

Cento religiosi arrestati

Durante la giornata centinaia di persone si sono radunate davanti a una sinagoga per una preghiera collettiva interreligiosa. Ma il momento di maggiore tensione si è verificato all’aeroporto internazionale di Minneapolis, dove circa cento tra preti, pastori e leader religiosi sono stati arrestati durante un sit-in contro Delta Airlines, accusata di fornire gli aerei utilizzati per le deportazioni.

I «mandati amministrativi» senza valore legale

Nonostante il vicepresidente JD Vance abbia dichiarato di voler «abbassare le tensioni» e promesso sanzioni disciplinari per eventuali abusi da parte degli agenti federali, il governo ha ribadito la propria piena fiducia nell’Ice. Il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha difeso le operazioni spiegando che gli agenti agiscono sulla base di «mandati amministrativi», documenti che però – secondo numerosi esperti legali – non avrebbero valore legale per autorizzare perquisizioni e arresti.

Le dimissioni di una agente dell’Fbi

A complicare ulteriormente il quadro, secondo quanto riportato dal New York Times, un’agente dell’Fbi si è dimessa denunciando pressioni interne. Tracee Mergen, supervisore dell’ufficio di Minneapolis, avrebbe lasciato l’incarico dopo che i vertici dell’agenzia a Washington le avrebbero chiesto di interrompere un’indagine per violazione dei diritti civili sull’uccisione di Renee Good da parte di un agente dell’Ice. Un’indagine che, in casi simili, rappresenta una procedura standard. Le autorità avevano definito Good una «terrorista interna», sostenendo che avesse tentato di investire l’agente. Un’analisi video successiva non ha però confermato questa versione.

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