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Tutto il male del mondo sul volto di Giulio Regeni, sequestrato e ucciso 10 anni fa. La verità giudiziaria in un documentario

25 Gennaio 2026 - 14:24 Cecilia Dardana
genitori giulio regeni
genitori giulio regeni
Il film diretto da Simone Manetti per la prima volta affida il racconto direttamente alla voce dei genitori del giovane ricercatore e della loro avvocata Alessandra Ballerini

«Nonostante il male che abbiamo conosciuto, vogliamo, dobbiamo restare umani». È una frase che Paola e Claudio Regeni ripetono da molto tempo, e che oggi suona come un manifesto. Oggi – 25 gennaio 2026 – sono dieci anni senza Giulio Regeni, dieci anni di dolore privato trasformato in responsabilità pubblica, di una battaglia che non riguarda più solo un figlio, ma l’idea stessa di giustizia in una democrazia. E questa battaglia prova a raccontarla il nuovo documentario Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, che per la prima volta affida il racconto direttamente alla voce dei genitori del giovane ricercatore e della loro avvocata Alessandra Ballerini. Il documentario, diretto da Simone Manetti e scritto con Emanuele Cava e Matteo Billi, esce come evento speciale il 2, 3 e 4 febbraio, distribuito da Fandango, a ridosso del decimo anniversario della scomparsa del ricercatore friulano, sequestrato al Cairo il 25 gennaio 2016 e ritrovato senza vita il 3 febbraio successivo.

Di cosa parla il documentario su Giulio Regeni

Giulio Regeni – Tutto il male del mondo ricostruisce, attraverso gli atti processuali, le deposizioni dei testimoni e un imponente lavoro di repertorio, le tappe del sequestro, delle torture e dell’uccisione di Giulio. È il primo film che restituisce la verità giudiziaria di un caso segnato da depistaggi, omissioni e silenzi istituzionali. Al centro non c’è un racconto “true crime”, ma uno sguardo umano e ostinato: quello di due genitori che hanno sfidato apertamente il regime egiziano di Abdel Fattah al-Sisi. «Ringraziamo tutte le persone e la scorta mediatica che hanno illuminato il nostro cammino verso la verità e la giustizia, impedendo che questa storia cadesse nell’oblio», hanno detto Paola e Claudio Regeni.

La vicenda di Giulio Regeni

La vicenda è nota: Giulio Regeni, 27 anni, dottorando a Cambridge, si trovava al Cairo per una ricerca sui sindacati indipendenti egiziani. Il 25 gennaio 2016, nel giorno del quinto anniversario della rivoluzione di piazza Tahrir, sulla scia della cosiddetta «Primavera araba», che portò i cittadini egiziani a rovesciare il regime trentennale di Hosni Mubarak, scompare nel nulla. Il suo corpo viene ritrovato nove giorni dopo, ai margini di una strada: martoriato, con segni evidenti di violenze e torture. «Ho visto sul suo volto tutto il male del mondo», dirà la madre, Paola Deffendi, riconoscendolo. Da allora, una lunga sequenza di depistaggi, versioni contraddittorie e ostacoli diplomatici ha accompagnato l’inchiesta che tentava di capire cosa fosse successo al ricercatore italiano.

La vicenda giudiziaria

Il film segue anche il percorso giudiziario arrivato, dopo anni di resistenze, all’apertura del processo a Roma contro quattro agenti della National Security egiziana, iniziato nel 2024 e tuttora in corso. Un processo che, come ricordano i genitori, «non è solo simbolico», ma rappresenta la conferma dei valori fondamentali di una società civile. In un’intervista a Repubblica, Paola e Claudio Regeni hanno scelto una frase che dà il titolo ideale a questi dieci anni: «Dieci anni senza Giulio, ma siamo rimasti umani e lui fa ancora cose». Giulio “fa cose” perché la sua storia continua a generare consapevolezza, mobilitazione, domande scomode. «La tortura è un crimine contro l’umanità intera», spiegano, ribadendo perché la loro battaglia non possa mai essere solo privata.

La ricerca della verità

Il documentario raccoglie e restituisce questa ostinazione civile, intrecciando la dimensione familiare con quella geopolitica, mostrando come la ricerca della verità si scontri con interessi economici, equilibri diplomatici e ragioni di Stato. Ma senza mai perdere il centro: Giulio, e la dignità che gli è stata negata. «La giustizia non ce lo restituirà, ma gli ridarà la dignità che merita», dicono oggi Paola e Claudio Regeni. A dieci anni dalla scomparsa, Giulio Regeni – Tutto il male del mondo è un documentario necessario: ci ricorda che la memoria, se condivisa, può ancora essere un atto di resistenza.

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