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«Ho insultato per esasperazione». Matteo Giunta spiega perché, con Federica Pellegrini, ha reagito contro i genitori che lasciano i figli malati al nido

25 Gennaio 2026 - 09:09 Alba Romano
matteo giunta
matteo giunta
L'ex campionessa olimpica è da due giorni in ospedale con la piccola Matilde, ricoverata per complicazioni respiratorie.

«Quando ho postato quella frase ero esasperato. Mia figlia è stata ricoverata due volte in una settimana. E non sono riuscito più a trattenermi». Queste le parole dell’allenatore e preparatore atletico Matteo Giunta, marito di Federica Pellegrini, con cui ha avuto la piccola Matilde, due anni appena compiuti. Giunta spiega al Corriere della Sera come è nato quel post, poi diventato virale, dove da «degli irresponsabili pezzi di m…» ai genitori che mandano i figli malati all’asilo.

«Mi hanno scritto tante educatrici e maestre. Non per criticarmi, ma per ringraziarmi»

«Mi hanno scritto tante educatrici e maestre. Non per criticarmi, ma per ringraziarmi. Perché questo è un problema che conoscono benissimo. E che si portano dietro da sempre: bambini lasciati a scuola anche con la febbre o con altri sintomi, senza alcun controllo medico. E chi paga? Gli altri bambini, le famiglie, le insegnanti». A casa Giunta-Pellegrini, spiega la testata, sono stati giorni difficili. La campionessa olimpica, al settimo mese di gravidanza, ha annullato tutti gli impegni in agenda. Da due giorni è con Matilde, ricoverata per complicazioni respiratorie dopo un nuovo episodio di convulsioni febbrili. Un’altra corsa in ospedale. Un’altra volta», racconta Giunta. Come a dicembre.

«Se viviamo in una comunità, dobbiamo comportarci di conseguenza. E invece spesso prevale l’egoismo»

«Voglio essere chiaro: capisco perfettamente che ci siano famiglie in difficoltà, che non possono assentarsi dal lavoro quando un figlio si ammala. Ma quelle stesse famiglie dovrebbero pensare che ci sono altri genitori nella loro stessa situazione. Che magari non hanno alternative nemmeno loro. E che si ritrovano il figlio a casa con 40 di febbre per una decisione altrui. Se viviamo in una comunità, dobbiamo comportarci di conseguenza. E invece spesso prevale l’egoismo», sottolinea Giunta. «Dopo la pandemia sembrava che avessimo imparato qualcosa: allora bastava starnutire per restare a casa. Ora siamo all’estremo opposto: bambini con febbre, tosse, raffreddore, mandati a scuola come niente fosse. Ma davvero possiamo dire che va tutto bene? Dal Covid non abbiamo imparato nulla, oggi in molti asili se il bambino non ha più di 38 di febbre, resta in classe con gli altri. Non serve nemmeno più il certificato medico per rientrare. Le maestre del nido che frequenta mia figlia me l’hanno scritto: sono allo stremo. Perché devono accogliere tutti, anche chi dovrebbe restare a casa. E il rischio di contagio lo pagano tutti: loro, le famiglie, i nonni a casa, le persone con patologie e i bambini più fragili». E infine: «Uno sfogo può servire più di un comunicato ufficiale. Il linguaggio ha fatto rumore? Bene. A volte è l’unico modo per farsi ascoltare».

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