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«Qui può crollare tutto»: cosa succede a Niscemi con la frana. «Una catastrofe annunciata»

28 Gennaio 2026 - 06:15 Alessandro D’Amato
niscemi frana rischio crollo
niscemi frana rischio crollo
La fascia di cautela a 150 metri. «Ma le case del centro abitato nei primi 20-30 metri potrebbero sparire per sempre»

«Qui può franare tutto», anzi no. A Niscemi la frana va verso la piana di Gela ma non coinvolge tutta la collina, secondo gli esperti. Ieri il capo della Protezione Civile Fabio Ciciliano aveva lanciato l’allarme. Nicola Casagli, professore di Geologia applicata dell’Università di Firenze, che ieri ha accompagnato Ciciliano nei sopralluoghi dice che le sue parole «sono state mal interpretate. Non sta succedendo quello, è ben evidente la situazione».

Cosa succede con la frana di Niscemi

Al Fatto Quotidiano Casagli spiega che la frana «coinvolge il versante occidentale fino alla scarpata. Il centro abitato sulla sommità della collina è interessato solo sul bordo della scarpata. Per ora la frana non si sta estendendo verso il centro abitato. Il materiale già franato sta scendendo a valle come in genere succede nelle frane». La fascia di cautela al momento è di 150 metri. Ma, spiega sempre Casagli, le case del centro abitato nei primi 20-30 metri potrebbero scomparire per sempre». Quelle che si trovano in bilico sulla frana non possono più essere recuperate: «Mi spiace ma non possiamo intervenire, la situazione è delicata, non si possono mettere a rischio la vostra incolumità e quella nostra», dice un vigile del fuoco.

Una catastrofe annunciata

Si tratta di una catastrofe annunciata. La storia morfologica della zona è nota: tra il 2018 e il 2019 le frane hanno interessate le strade provinciali 10 e 12. Dopo i sopralluoghi tecnici, nella relazione del 2022 inviata all’autorità di bacino del distretto idrografico della Regione Sicilia, si spiegava che «il dissesto viene inserito (…) un livello di pericolosità elevata e di rischio molto elevato in relazione all’elemento interessato». Nel 2023 c’è stato un atto di interpello per interventi di “consolidamento della frana di Niscemi, sistemazione idraulica del torrente Benefizio e dell’incisione a Valle dell’ex depuratore”, chiesto dal dirigente regionale della Protezione civile, Salvatore Cocina. L’accordo per 12 interventi dal valore di 14 milioni e 520 mila euro è stato firmato. Ma non si è fatto nulla.

I precedenti

A La Stampa Giuseppe Collura, geologo e referente della Sigea (la Società italiana di geologia ambientale) presente a Niscemi spiega che «durante la frana del 1997, il quartiere di Santa Croce fu gravemente colpito. La chiesa di Santa Croce, uno degli edifici più antichi della città, venne letteralmente tagliata in due. L’area circostante evacuata e le abitazioni demolite. Fu una perdita storica e urbana irreversibile». Oggi il fronte di frana è «molto ampio, circa 4 chilometri, che coinvolge un intero versante, dalla sommità della collina fino alla pianura. Il centro abitato è interessato per una fascia di circa 150 metri».

Cosa ha causata la frana?

Le cause della frana sono molteplici. «Il versante di Niscemi presenta da sempre un’elevata suscettibilità alla franosità. Dal punto di vista geologico, il sottosuolo è composto da sabbie superficiali che, in profondità, passano alle argille. Terreni molto diversi tra loro, soprattutto per permeabilità: l’acqua si infiltra nelle sabbie, ma quando incontra le argille è costretta a scorrere lateralmente lungo superfici sub-orizzontali», conclude Collura. In ogni caso era prevedibile: «Nel ’97 erano stati avviati monitoraggi e ipotesi di intervento. Con il tempo, però, tutto si è fermato. Il controllo dei movimenti, la regimazione delle acque, le opere di mitigazione non sono state completate né mantenute.

Gli sfollati

Adriana Palumbo, avvocata civilista, ha una casa a strapiombo sulla frana nel quartiere Sante Croci: «Sono disperata, ho perso un pezzo della mia vita». Poi spiega: «Credo che la nostra sia la situazione più grave, la mia è una delle tre case in bilico sul vuoto. Mio fratello poco prima che cedesse anche la strada sotto, è riuscito a salvare il nostro cagnolino. Era terrorizzato, si era rifugiato in garage. In due ore, poi, fra le 16 e le 18 di domenica scorsa abbiamo perso tutto. Una tragedia, la nostra era una bellissima casa con un giardino che adesso si affaccia sulla frana». E conclude: «Quello che è successo è una tragedia, spero che la mia città possa rialzarsi, che le famiglie che al momento sono senza tetto possano almeno in parte rientrare. La stessa cosa non succederà a me, purtroppo. Faccio i conti con questo dolore. Poi si vedrà».

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