Direzione del Pd entro la prossima settimana, duello sullo streaming. E un gruppo di riformisti guarda ad Ernesto Maria Ruffini

La direzione del Partito Democratico si farà, ma tra tanti “ma” e tanti punti interrogativi sui temi e sulle modalità che accompagneranno questo appuntamento, richiesto dalla minoranza dem ormai da mesi e ora accolto dalla segretaria Elly Schlein. Per esempio: si farà lo streaming della riunione? Oppure si preferirà tenere nascoste al pubblico le divergenze che intercorrono in questo momento tra le varie correnti democratiche e che potrebbero sfociare in dissapori durante la Direzione, mentre il tutto viene catturato da una videocamera? All’apparenza bazzeccole, nella sostanza temi centrali. Soprattutto per la lettura esterna che ne conseguirebbe.
La direzione del Pd: si ragiona sul 5 o il 6 febbraio
Intanto una data approssimativa ci sarebbe già: 5 o 6 febbraio. Sarebbe la prima Direzione dell’anno, ovvero la riunione dell’organo composto da un centinaio di membri eletti dall’Assemblea nazionale con metodo proporzionale. È il luogo in cui la classe dirigente si riunisce per orientarsi su decisioni politiche. Tendenzialmente viene convocata due volte l’anno, ma non esiste una regola fissa. Quando Matteo Renzi fu segretario, ne venivano convocate con maggior frequenza. Nel 2025 la Direzione si è riunita a febbraio e poi settembre, ma in quest’ultima circostanza solo per definire le liste in vista delle elezioni regionali di novembre.
Per i riformisti, dunque, non un’occasione “reale” dove provare a snocciolare i malumori emersi nell’ultimo anno su diversi dossier: dal referendum dell’8 e 9 giugno, che ha diviso i dem sul Jobs Act, alle posizioni su Gaza, al Piano di riarmo europeo, fino al recente scontro sul ddl antisemitismo, per citarne alcuni.
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Nessuna concessione ai riformisti
Ma ieri, 28 gennaio, dopo il pressing arrivato anche da alcuni senatori di minoranza, la segretaria ha chiarito, a margine di una conferenza stampa, che la Direzione del partito sarebbe stata convocata «al più presto» non nascondendo un certo fastidio. Fastidio emerso anche nell’intervista pubblicata oggi sul Corriere, in cui Schlein ricorda che «l’ultima Direzione è stata a fine settembre, sottolineo settembre. E il 14 dicembre abbiamo fatto un’assemblea», quasi a sottolineare che le occasioni di confronto non sono mancate.
Il punto, secondo molti dem, è che la segretaria non voglia far passare la convocazione come una concessione fatta ai riformisti, ma come «un passaggio coerente con quanto già annunciato in Assemblea, a dicembre, dove è stato detto che non sarebbero mancati momenti di confronto interno».
Una Direzione tutta in streaming?
E poi c’è un altro tema: quello delle modalità. Perché il senatore riformista dem Filippo Sensi aveva avanzato due richieste alla segreteria: «Con quello che sta succedendo nel mondo, in Europa, in Italia, credo ci sia bisogno di confronto, di una Direzione aperta, pubblica, non solo tra noi, al chiuso, al riparo». In sostanza, che la Direzione non fosse l’occasione per parlare soltanto dei referendum sulla giustizia, ma anche per affrontare le questioni internazionali. Un punto, questo, che dovrebbe essere stato recepito. E poi che la riunione non si svolgesse a porte chiuse: non soltanto la relazione della segretaria in streaming, ma l’intera Direzione trasmessa e aperta al pubblico. Su questo, però, non sembra esserci grande disponibilità ad andare avanti: il timore è di mostrare un partito ancora più frammentato di quanto già non appaia. La discussione resta aperta, ma dalla maggioranza filtra più un no che un sì. «Troppo rischioso».
Delrio e l’ipotesi “centro”
Intanto continuano le riflessioni tra i componenti di minoranza. Negli ultimi tempi si è diffusa con una certa insistenza l’ipotesi che la dem Pina Picierno, che in più occasioni ha preso le distanze dalla segretaria, possa lasciare il partito. Voci smentite dagli stessi dem, che però raccontano anche di quanto Graziano Delrio sia rimasto deluso dalla situazione creatasi attorno alla stesura del ddl sull’antisemitismo. Perché «sconfessato in una sua iniziativa politica», mentre il capogruppo al Senato, Francesco Boccia, ha chiesto al dem Andrea Giorgis di scriverne un altro. Delrio, assicurano, non starebbe ragionando su un addio, ma è inevitabile che, «se sottoposto a tutto questo, un’attenzione verso altro ci sia», puntualizzano.
E i suoi occhi sarebbero puntati su quel centro che potrebbe prendere forma, un contenitore che potrebbe includere l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini, l’assessore romano Alessandro Onorato e la sindaca di Genova, Silvia Salis. Ma, avvertono, «lui intanto continua le sue battaglie stando dentro al Pd».
