Famiglia nel bosco, i Trevallion denunciano l’assistente sociale: «È ostile nei nostri confronti»

I genitori della cosiddetta “famiglia nel bosco” chiedono la rimozione dell’assistente sociale. Secondo Nathan e Catherine Trevallion, Veruska D’Angelo – nominata dal Tribunale – non avrebbe svolto il proprio compito «con l’imparzialità richiesta dal ruolo». È quanto emerge dall’esposto presentato dai loro legali all’Ordine professionale degli assistenti sociali e all’ente regionale da cui dipende l’ufficio del Comune di Palmoli, dove la professionista presta servizio.
Stando alla segnalazione, D’Angelo avrebbe assunto un atteggiamento «ostile» nei confronti della famiglia Trevallion a partire dalla decisione di trasferire i figli. Inoltre, come riportato dal Corriere della Sera, gli avvocati contestano anche una presunta negligenza nell’esercizio delle sue funzioni: in diverse settimane, l’assistente sociale avrebbe incontrato i genitori e i minori soltanto cinque volte, un numero ritenuto insufficiente per garantire un intervento imparziale e adeguato.
Cosa succede ora?
A questo punto, sarà l’assistente sociale a decidere se rimanere o fare un passo indietro, senza però escludere che sia il Tribunale a intraprendere la via della revoca. Sulla richiesta dei Trevallion è intervenuto anche il consulente della famiglia e psichiatra Tonino Cantelmi. «Ho appena visionato il documento dell’autorità garante per l’infanzia circa il prelevamento dei minori», afferma.
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«Mi pare che la gestione da parte dei servizi della vicenda della famiglia nel bosco presenti contraddizioni. Dovremmo fare una riflessione su come tutto è stato gestito dai servizi. Oltretutto – conclude Cantelmi – assistiamo a un incredibile prolungamento del tempo del dolore di tutti a causa dei problemi tecnici della perizia». Perizia che comincerà tra due giorni e che dovrà disegnare il profilo personologico e psicologico dei Trevallion-Birmingham e valutarne la capacità genitoriale.
