Birkenstock lancia i sandali da sposa: basterà un paio di scarpe comode per far arrivare più donne all’altare?

Molti anni fa ho pensato di sposarmi. Non l’ho solo pensato: l’ho quasi fatto. Ho comprato un vestito da sposa, ho stilato la lista degli invitati, ho fatto stampare le partecipazioni, ho prenotato una chiesa e un catering, ho preparato le bomboniere e ho persino pagato un acconto a una fotografa. Poi, qualche mese prima, ci ho ripensato. Il mio migliore amico mi disse: «Meglio un minuto prima che un minuto dopo», e a queste parole mi sono aggrappata per anni, quando il senso di colpa cercava di farmi sprofondare in un girone infernale (anche se ChatGPT, a cui ho chiesto un parere, mi ha spiegato che Dante non ha pensato a un cerchio per i ripensamenti).
Un giorno, invece di imbucare le buste con gli inviti in una di quelle cassette rosse, le ho imbucate in uno di quei cassonetti grigi che spesso si trovano agli incroci, ma mai quando sei in giro con il sacchetto delle deiezioni del cane. Questa però è un’altra storia: all’epoca un cane ancora non ce l’avevo, e spesso nel fine settimana andavo a guardare quelli altrui nell’area cani. Sognavo di prenderne uno, mi immaginavo seduta su una panchina a leggere un libro mentre il mio quadrupede scorrazzava libero annusando l’erba. Mi immaginavo anche che la mano che teneva quel libro avesse una fede luccicante al dito. Non sapevo ancora che è impossibile leggere anche solo un messaggio di WhatsApp all’area cani, e che la fede non l’avrei mai portata.
Tre risposte a una domanda
Ogni volta che racconto questa storia – quella del matrimonio, non quella dell’area cani – la prima domanda che mi fanno è: «Perché?». La risposta, costata anni di analisi ma sicuramente meno del vestito che avevo comprato, è: perché ho avuto paura. Di prendere un impegno per tutta la vita, ma anche di altre due cose: che mi venisse un attacco di emicrania proprio nel giorno delle nozze, e che mi facessero male i piedi. Io, se ho l’emicrania (e ce l’ho spesso) non posso fare niente, figuriamoci sposarmi. In quei giorni desidero solo di morire, ed è più o meno la stessa cosa che mi auguro quando indosso un paio di scarpe scomode. Il problema è che quasi tutte le scarpe mi stanno scomode, anche se scomode non è la parola giusta. La parola giusta è “impazzire”: le scarpe mi fanno un male da impazzire.
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Il mal di piedi
Per il matrimonio che doveva esserci e non c’è stato avevo comprato un paio di ballerine completamente ricoperte di strass. Scarpe basse, per evitare quella coltellata sotto il tallone che sento ogni volta che porto i tacchi. Il vestito lo avevo lasciato al negozio per le ultime rifiniture, ma le scarpe me l’ero portate a casa. Le tenevo nell’armadio delle camicie, e ogni tanto le tiravo fuori e ci camminavo per casa. Cinquanta metri quadri bastano per capire se a un certo punto mi verrà da piangere per il dolore e le lancerò in un prato? Il pensiero mi metteva ansia, e l’ansia mi fa sempre scoppiare l’emicrania.
In quei giorni pensavo spesso: quasi quasi mi sposo con le Birkenstock. Poi c’è stata la pioggia di partecipazioni nel cassonetto grigio, la disdetta della chiesa e del catering, le telefonate agli invitati e tutto il resto che vi risparmio, e a quel pensiero non ho più pensato. Fino a due giorni fa, quando su Vogue ho visto la collezione Birkenstock & Danielle Frankel. Bianchi o color avorio, con qualche perlina o qualche dettaglio floreale, i sandali più divisivi della storia della moda (c’è chi li ama e chi inorridisce nel vederli) sono diventati anche un accessorio da spose. La stilista Danielle Frankel Hirsch, fondatrice dell’omonimo brand di abiti da sposa, ha realizzato in collaborazione con il marchio tedesco Birkenstock, una capsule collection composta da sei iconici modelli rivisitati in chiave romantica. Il prezzo? Dai 633 ai 1705 euro.

Sposati come sei
Quella che all’apparenza può sembrare solo l’ennesima collaborazione tra brand è in realtà molto di più: è un ulteriore passo che il mondo del “wedding” sta facendo per prendere le distanze da un rito che sempre meno rispecchia i desideri delle giovani coppie. Meno tradizione, più autenticità sembra essere la richiesta di chi decide di sposarsi. Una scelta che fanno sempre meno persone, come dimostrano i dati Istat che fotografano un costante calo dei matrimoni, arrivati nel 2024 a toccare la soglia minima del 173mila.
Basterà un sandalo comodo a far arrivare all’altare più ragazze? E io, ci sarei arrivata se avessi avuto la certezza di non avere mal di piedi? O forse, sotto sotto, la paura delle vesciche al tallone non era altro che consapevolezza di non credere al “per sempre” che si deve promettere davanti al prete e/o all’ufficiale di stato civile? In fondo, persino le Birkenstock, che promettono di essere indistruttibili, prima o poi si rompono.
FOTO: Le immagini della campagna di lancio sono state scattate da Stas Komarovski. – BIRKENSTOCK x DANIELLE FRANKEL
