«Jessica Moretti non ci ha aiutati, piangeva per il bar». Il racconto di una sopravvissuta all’incendio di Crans-Montana: «Sento ancora le urla»

Dopo settimane di lotta tra la vita e la morte, Roze è uscita dal coma farmacologico. La 18enne svizzera, residente a Vevey, era stata trasferita d’urgenza all’ospedale universitario di Liegi, in Belgio, dopo essere stata estratta dalle macerie del bar Constellation, dove la notte di Capodanno sono morte 40 persone. Le sue condizioni restano molto gravi, ma nella giornata di ieri, venerdì 30 gennaio, ha rilasciato un’intervista al media belga HLN. «Nella peggiore delle ipotesi ci vorranno due anni prima che possa tornare a usare le mani. Al momento non riesco a fare nulla da sola, nemmeno andare in bagno», ha raccontato.
Il trauma psicologico
Oltre alle pesante conseguenze fisiche, la giovane sta affrontando un profondo trauma psicologico: «Sto vivendo un periodo molto difficile – ha confidato al giornale -. A volte ho degli incubi: mi sembra di sentire ancora le urla e di rivedere le fiamme». Non riesce a restare sola e ha bisogno di ogni sera della presenza di qualcuno prima di addormentarsi.
L’accusa a Jessica Moretti
Nell’intervista, la 18enne ha inoltre puntato il dito contro Jessica Moretti, indagata insieme al marito Jacques e altre 2 persone, affermando di averla vista all’esterno del locale. «Non ha aiutato nessuno. Le persone erano in condizioni terribili e urlavano… avrebbe potuto fare qualcosa», ha accusato la giovane. Stando al suo racconto, Moretti sarebbe rimasta a piangere e a guardare il bar bruciare senza prestare soccorso: «Capisco che tu sia triste per il tuo bar, ma quando sai che ci sono di mezzo minorenni, tutti feriti, cerchi di aiutare o chiami un’ambulanza. Lei ha chiamato i vigili del fuoco, ma non il 118». Un’immagine che, ha spiegato, non riuscirà mai a dimenticare. «Mi sconvolge profondamente». Per la giovane, sarebbe stato possibile almeno tentare di contenere le fiamme utilizzando l’estintore dietro il bancone.
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Il racconto della notte di Capodanno
La giovane ha poi ricostruito gli istanti più drammatici della notte dell’incendio. «Ho provato ad avvertire le persone attorno a me, ma non mi rendevo conto della rapidità con cui le fiamme si stavano propagando», ha spiegato. Secondo Roze, proprio questa sottovalutazione del rischio avrebbe indotto alcuni presenti a continuare a riprendere la scena: «La musica andava avanti e nessuno comprendeva davvero cosa stesse accadendo. All’interno era una strage, all’esterno tutti urlavano».
