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Chiara Saraceno: «Con i nuovi reati si criminalizza il dissenso»

04 Febbraio 2026 - 09:09 Alba Romano
chiara saraceno bonus cento euro matrimoni
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La sociologa: si rischia una spirale repressiva e di violenza

«C’è una rincorsa a identificare nuovi crimini. Con il rischio della criminalizzazione del dissenso e della protesta. Di sicuro i violenti non saranno spaventati dal moltiplicarsi delle fattispecie criminali o dall’aumento delle pene. Il rischio è che si inneschi una spirale repressiva e di violenza, perché i facinorosi troveranno nuove motivazioni». Lo dice in un’intervista a La Stampa la sociologa Chiara Saraceno, parlando degli scontri di Torino.

La criminalizzazione del dissenso

Secondo la docente «chi sostiene il diritto di protestare dovrebbe anche dire chiaramente che c’è un limite. La violenza di una minoranza cancella la voce e le ragioni della maggioranza, fino a favorire l’equazione manifestanti-violenti e la repressione non solo della violenza, ma anche del dissenso, che sembra l’obiettivo di questo governo». Saraceno dice che i violenti del corteo Askatasuna non erano una frangia esigua: «Erano diverse centinaia e non è stata una sorpresa, tutti sapevano che sarebbero arrivati. Non so quanto gli organizzatori siano stati conniventi, forse una parte di loro sì, ma se è stato così hanno sfruttato le buone ragioni della maggioranza dei ragazzi e li hanno fortemente strumentalizzati. Se avessi avuto un figlio in quel corteo avrei avuto molta paura».

Connivenza e sottovalutazione

Saraceno dice che «non è connivenza, ma intenzionale cecità, o sottovalutazione. E quelli di oggi «non sono certo i cattivi maestri di un tempo. Anche se ho trovato un po’ irritante l’adesione di qualche intellettuale da cui mi sarei aspettata, invece, una partecipazione che garantisse anche un’assunzione di responsabilità: vado al corteo, ma mi faccio garante perché il senso di una protesta civile venga rispettato. Sappiamo che il fenomeno black bloc esiste e può andare oltre, non impariamo niente? Servirebbe un maggior esercizio di responsabilità da parte degli adulti e delle organizzazioni non violente, non solo per legittimare chi protesta ma anche per avvertire dei rischi e per prevenire meglio», conclude.

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