Chi ha fatto rimuovere il volto di Meloni dall’angelo di San Lorenzo in Lucina

Non il Vaticano ma il Vicariato ha dato l’ordine di cancellare il volto di Giorgia Meloni dalla parete della Cappella del Crocifisso di San Lorenzo in Lucina. A dirlo, smentendo l’autore dell’affresco Bruno Valentinetti, è stato il parroco della basilica, monsignor Daniele Micheletti. «Abbiamo seguito l’indicazione del Vicariato di Roma. Quel volto era troppo divisivo. Come succede in Italia, si sono create subito due fazioni. Diciamo che quell’angelo piaceva al 48% di quelli che lo hanno visto, ma disturbava il 46% degli altri». Chissà cosa pensava il 6% mancante.
«Andava rimosso perché andava rimosso»
«Andava rimosso perché andava rimosso. Ho ripetuto che se quel dipinto avesse creato turbamento nell’armonia della chiesa lo avrei fatto togliere, per trovare una soluzione condivisa», dice oggi al Messaggero. Adesso «stiamo cercando di rifarlo. Come? Vedremo, ci vorrà un po’ di pazienza. In questi giorni leggevo i commenti sui giornali, la decisione di togliere il volto è stata giusta. Ma non mi sono messo a fare un processo in sacrestia».
E ancora: «Noi stiamo aspettando che la Soprintendenza ci dica come deve essere ripristinato, attraverso delle prove documentali su come era prima. Purtroppo non abbiamo in archivio una fotografia chiara dell’affresco originale di 20 anni fa. Ci sono solo immagini oblique. Comunque lo rifaremo rispettando il disegno che c’era prima. Se potessimo procedere, lo dipingeremmo anche domani. Ma nemmeno io so come era perché sono arrivato qui a San Lorenzo in Lucina nel 2020, quando l’opera era già ammalorata. Quindi non avevo elementi per dire che il volto fosse differente».
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Il racconto del parroco
Il parroco racconta com’è andata: «Facciamo un passo indietro. Lui mi ha sempre detto che aveva restaurato il dipinto rispettando l’originale, che io nemmeno sapevo come fosse. Non gli ho detto di farlo con il volto di Giorgia Meloni. Se mi si chiede che Valentinetti poteva fare come voleva rispondo che non era così. Che doveva rifarlo come era prima. Anche perché è lui l’autore dell’originale. Ma queste cose chiedetele a lui». Ma il pittore è arrabbiato: «Parlo con chi mi pare e non mi possono obbligare a farlo contro la mia volontà. Basta!». Di fronte a un secondo tentativo imbocca l’uscita della chiesa e si infila dai carabinieri, minacciando denunce. «Mi devono lasciare in pace. Mi stanno costringendo. Io sono libero di decidere se voglio rispondere a le domande o no».
Il Pantheon
Ma la scena prosegue. «Comunque l’affresco era meglio prima», gli dice un passante. E lui: «Eh, hai visto che roba?». Intanto il Corriere della Sera riporta anche una smentita del vicariato retto da Baldo Reina: gli uffici non hanno dato disposizioni, ne abbiamo avuto solo notizia. Ma, spiega il quotidiano, non si arriverà a uno scontro diretto con il parroco. Perché lui è anche rettore del Pantheon, secondo l’accordo sul biglietto a pagamento il 70% degli introiti va al ministero, il 30% alla diocesi, quei soldi transitano nei suoi uffici, nel 2025 ci sono stati 6 milioni di turisti con un biglietto a 5 euro. Mancano ancora dati ufficiali conclusivi degli incassi del 2025 ma non è assurdo immaginare un incasso per la diocesi tra gli 8 e i 10 milioni.
