Nucleare, scade il New Start e addio all’ultimo trattato: dopo 50 anni Usa e Russia senza regole. L’intesa fragile e l’ombra della Cina

Per la prima volta in oltre cinquant’anni, sul fronte delle armi nucleari strategiche tra Stati Uniti e Russia non esiste più alcun limite giuridicamente vincolante. Le due potenze, che da sole detengono circa l’85% delle testate atomiche mondiali, si ritrovano così senza l’ultimo argine giuridico rimasto a contenere i rispettivi arsenali. Il trattato New Start, ultimo pilastro del controllo bilaterale, è infatti scaduto formalmente il 5 febbraio e, dal punto di vista tecnico, non è più prorogabile. Si tratta di un passaggio che riporta in primo piano lo spettro di una nuova corsa agli armamenti nucleari, un rischio evocato apertamente anche dal segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres.
Il New Start
Il New Start è stato siglato per la prima volta nel 2010 e poi rinnovato nel 2021 per ulteriori cinque anni e ha rappresentato l’evoluzione dello «Start», il primo accordo di questo tipo tra Washington e Mosca, firmato nel luglio 1991, alla vigilia del collasso dell’Unione Sovietica. In realtà, lo stesso Start si inseriva in una tradizione di intese sul controllo degli armamenti nucleari. I primi accordi risalgono al 1972, quando Richard Nixon e Leonid Breznev firmarono i trattati inaugurali sulla limitazione delle testate, seguiti poi dalle intese del 1985 tra Ronald Reagan e Michail Gorbaciov, che segnarono un’ulteriore tappa nel percorso di riduzione degli arsenali.
Le indiscrezioni sull’intesa
Eppur (qualcosa) si muove. Forse. Secondo diverse indiscrezioni, Washington e Mosca sarebbero vicine a un’intesa non formale per continuare a rispettare i limiti previsti dal New Start per almeno sei mesi, il tempo necessario a tentare di negoziare un nuovo trattato. Si tratterebbe tuttavia di un accordo fragile, «basato su una stretta di mano», privo di qualsiasi valore giuridico e legato al via libera personale dei presidenti dei due Paesi. I colloqui si sono svolti ad Abu Dhabi, a margine dei negoziati sull’Ucraina, con la presenza degli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner e di funzionari russi, ma senza un coinvolgimento diretto degli esperti del Dipartimento di Stato specializzati nel controllo degli armamenti. «Abbiamo concordato con la Russia di operare in buona fede e di avviare una discussione su modi per aggiornarlo», ha spiegato un funzionario americano. Mentre la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt frena. Rispondendo a una domanda se ci fosse questo presunto accordo fragile con la Russia, si è limitata a dire: «Non che io sappia». Per poi ribadire quanto postato da Trump su Truth, ovvero che il presidente preferisce migliorare e aggiornare il trattato al posto di prorogarlo.
Riprende il dialogo militare, Mosca critica
Si riattiva, intanto, anche un altro canale sensibile, quello militare. Il Comando europeo degli Stati Uniti ha annunciato la ripresa del dialogo con la Russia, fermo al 2021, prima dell’invasione dell’Ucraina, sottolineando che «mantenere un dialogo tra le forze armate è un fattore importante per la stabilità e la pace globali». Dal Cremlino, intanto, è arrivato un misto di rammarico e accuse. Il ministero degli Esteri russo ha imputato all’Occidente di aver ignorato le proposte di Mosca (ovvero una proroga di un anno), mentre l’ex presidente Dmitri Medvedev ha affidato il suo commento a un laconico «Winter is coming (l’inverno è vicino)» in un post social accanto a una foto della serie tv Game of Thrones. Allo stesso tempo, Mosca si dice comunque «pronta al dialogo con gli Stati Uniti se Washington risponde in modo costruttivo», lasciando aperto uno spiraglio diplomatico.
Perché è la Cina a frenare il nuovo accordo
Uno dei principali ostacoli a una piena estensione del quadro di controllo resta, però, la Cina. Washington considera insufficiente un’intesa che non coinvolga Pechino, come ricordato dal segretario di Stato Marco Rubio. «Trump è stato chiaro in passato. Per avere un vero controllo degli armamenti nel XXI secolo, è impossibile fare qualcosa che non includa la Cina», ha detto. Ma il ministero degli Esteri cinese ha ribadito che «le capacità nucleari della Cina sono su una scala totalmente diversa da quelle degli Stati Uniti e della Russia» e che Pechino «non parteciperà a negoziati… in questa fase», lasciando il futuro del controllo globale degli armamenti in una fase di forte incertezza.
