Referendum sulla giustizia: il consiglio dei ministri integra il quesito, ma la data non cambia

Non cambia la data del referendum: il Consiglio dei ministri ha deciso di confermare il voto per il 22 e 23 marzo, integrando però il quesito con gli articoli della Costituzione che vengono modificati dalla riforma della Giustizia che contiene la separazione delle carriere.
Nordio lo aveva anticipato: «Integreremo il quesito»
Questa la decisione presa all’indomani dell’ok della Cassazione al nuovo quesito secondo la formulazione del Comitato dei 15. «Pare che si tratti di un’ordinanza estremamente complessa che va studiata attentamente. Certamente bisognerà fare un’integrazione al quesito referendario, ma questo non dovrebbe avere conseguenze sulla data del referendum. In ogni caso si tratterebbe di uno slittamento molto breve», aveva detto stamane in un’intervista al Corriere della Sera il ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Secondo Nordio «la correzione riguarda l’indicazione nel quesito delle norme che con la riforma vengono soppresse. Non c’è alcuno sconvolgimento del quesito. Viene semplicemente integrato e chiarito. Quindi, anche in caso di slittamento, si tratterebbe al massimo di due o tre settimane come previsto dalla Costituzione». Parlando, infine, della riforma della giustizia, il Ministro ha detto:
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«Il giudice deve essere bocca della legge. Il pm può solo indagare ed esercitare l’azione penale. Pm e giudici devono evitare di criticare la legge e di entrare nella polemica politica. È solo una questione di potere e di correnti. La penso come il professor Padovani, che considero un mito degli accademici penalisti: alle correnti non ci crede solo chi ne fa parte. Dal primo momento ho auspicato che il dibattito sul referendum si svolgesse nei termini razionali e pacati del contenuto della riforma. I segnali però sono negativi. Se il segretario dell’Anm ci associa all’infame immagine di Minneapolis, e poi crede di cavarsela dicendo che non si rendeva conto di quello che faceva, beh, giudichi il cittadino con chi abbiamo a che fare».
