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Servizio volontario militare entro il 2026, Crosetto e i 10mila uomini in più: quali sono i profili più cercati

12 Dicembre 2025 - 08:33 Alba Romano
crosetto leva militare
crosetto leva militare
Da tecnici di sicurezza informatica fino a quelli della protezione civile, l’obiettivo è alleviare con l’aiuto di esperti il compito dei militari. Il disegno di legge sarà presentato in Aula probabilmente a gennaio

Più che di leva obbligatoria, bisognerebbe parlare di leva volontaria. O ancora meglio leva su richiesta dato che, come ha spiegato il ministro della Difesa Guido Crosetto durante la trasmissione di Rete4 Realpolitik, l’obiettivo sarebbe quello di «chiedere se c’è qualcuno in Italia che potrebbe dedicare un anno della sua vita a un servizio a vantaggio dello Stato, a supporto delle sue Forze armate». È proprio questo punto che, secondo quanto scrive Libero oggi, il governo vorrebbe portare in Parlamento già a maggio con un disegno di legge in cui comparirebbe come primo firmatario proprio Crosetto. Lo scopo, o meglio l’auspicio, della maggioranza di governo sarebbe di pubblicare la nuova norma in Gazzetta ufficiale entro nove mesi. 

L’obiettivo del provvedimento e lo spauracchio della leva

Sul tema della guerra, del militare e della leva è difficile che non si crei confusione. Proprio per questo il ministro della Difesa ci ha tenuto a specificare: «Questo non ha nulla a che fare con la preparazione di una guerra e con l’idea di entrare in guerra». Si tratterebbe, infatti, di un provvedimento che andrebbe in due direzioni: adeguare l’organico militare alle esigenze di oggi e inserire tra i ranghi circa 10mila civili “tecnici” delle emergenze, non solo militari ma anche naturali. 

Quali sono i profili più richiesti

A presentare il disegno di legge in Parlamento dovrebbero essere proprio i militari, una decisione su cui Crosetto avrebbe insistito per tentare di cancellare quanto più possibile i colori politici dal provvedimento. Insomma, sarebbe nell’interesse di tutto il Paese e non solo dell’esecutivo far andare in porto una riforma del genere. Una riforma che permetterebbe ai reparti militari italiani di dotarsi di esperti di cyber security ma anche di una serie di esperti nei campi della «protezione civile allargata». Andando così ad alleviare una serie di compiti che i militari di carriera fino ad adesso hanno svolto con minori competenze rispetto ai tecnici.

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