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La Repubblica è in sciopero: «Poca trasparenza nella trattativa per la vendita, Elkann si rifiuta di incontrarci»

10 Febbraio 2026 - 09:34 Alba Romano
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Oggi e domani, 11 febbraio, il quotidiano non uscirà nelle edicole. Il Cdr: «Le richieste di garanzie, occupazionali e democratiche, sono ad oggi cadute nel vuoto di fronte a un silenzio ostinato e irrispettoso»

La Repubblica è in sciopero. Alla base della protesta ci sono le critiche alla «scarsa trasparenza» nella trattativa di Exor per la vendita di Gedi al gruppo greco Antenna e il «rifiuto dell’editore John Elkann di incontrare le rappresentanze sindacali». Oggi, martedì 10 febbraio, il quotidiano non uscirà in edicola perché, nella serata di lunedì, l’edizione non è stata chiusa in tempo a causa del protrarsi di un’assemblea dei giornalisti. «L’assemblea delle giornaliste e dei giornalisti di Repubblica si è riunita per ore in serata e per questa ragione, non potendo chiudere le pagine, il quotidiano domani 10 febbraio non sarà in edicola», si legge nel comunicato del Comitato di redazione (Cdr). Quest’ultimo ha, inoltre, indetto per oggi uno sciopero e perciò anche domani, mercoledì 11 febbraio, il giornale non uscirà.

Il comunicato del Cdr

«Ormai da settimane la vertenza del nostro giornale è aperta: sappiamo che Exor è in trattativa per la vendita di Gedi con il gruppo greco Antenna – si legge nella nota -. Ma questa trattativa in esclusiva è scaduta lo scorso 31 gennaio, e la società non ci ha ancora detto se c’è stata una proroga e fino a quando». Le informazioni in possesso dei giornalisti non finiscono qui. «Abbiamo anche chiesto perché la scelta sia ricaduta su di un editore sconosciuto ai più e non ad altri che si erano detti interessati, ed è una domanda che rimane aperta. Ci sono (state) altre offerte? Se sì, perché non prenderle in considerazione?», si chiedono.

Il Cdr fa sapere, inoltre, di aver coivolto «chiunque fosse possibile», e continua a farlo, «lavorando assieme alle organizzazioni sindacali, interpellando istituzioni, lettori, partiti, enti pubblici, da Agcom all’European Board for Media Services. Abbiamo fatto il nostro lavoro giornalistico – prosegue – per tentare di fare luce sulla natura del potenziale acquirente e ciò che ne è uscito fuori non ci tranquillizza affatto, anzi. Abbiamo manifestato pubblicamente la nostra rabbia e preoccupazione».

La denuncia dei giornalisti

I giornalisti denunciano da tempo la «mancata trasparenza», che è «necessaria e fondamentale quando in ballo c’è un prodotto che non è solo economico ma uno strumento di equilibrio di un già fragile pluralismo mediatico». Le richieste «di garanzie, occupazionali e democratiche, sono ad oggi cadute nel vuoto di fronte a un silenzio ostinato e irrispettoso di chi, per il ruolo che ricopre, dovrebbe darcele. L’editore John Elkann, infatti, si rifiuta di incontrare le rappresentanze sindacali», si legge ancora nel comunicato. «Questa è la situazione che stanno vivendo 1.300 famiglie – precisano i giornalisti -. Lo spezzatino di Gedi, quel che era il primo gruppo editoriale italiano, continua indisturbato. Come nel disinteresse generale, salvo dei sindacati e di chi del proprio lavoro vive, è stato smantellato un pezzo di industria italiana. Tutto questo mentre gli azionisti ogni anno portavano a casa dividendi miliardari».

ANSA/CHIARA VENUTO | I giornalisti di Repubblica, Roma, 12 dicembre 2025

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