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«Ho adorato il video della tortura»: le mail di Epstein con i diplomatici del Golfo

11 Febbraio 2026 - 05:36 Alessandro D’Amato
jeffrey epstein mail
jeffrey epstein mail
Gli scambi di messaggi con la diplomatica emiratina: «Mia sorella è qui e le ho parlato così tanto di te... Voglio che tu la conosca... Fammi sapere quando!»

«Mia sorella è qui e le ho parlato così tanto di te… Voglio che tu la conosca… Fammi sapere quando!». È uno dei messaggi inviati via mail a Jeffrey Epstein da Hind Al-Owais, direttrice della Commissione Permanente per i Diritti Umani degli Emirati Arabi. Al-Owais, che ha diretto il Padiglione delle Donne all’Expo di Dubai del 2020, compare 469 volte nei file. In un’email datata 28 gennaio 2012 la donna scrive a Epstein che «preparare una ragazza è già difficile, due puoi decisamente chiamarla una sfida… Potremmo addirittura fare tardi!!! Fammi chiamare da Susan se hai tempi stretti!!!».

La diplomatica araba e Jeffrey Epstein

La risposta di Epstein è stata: «Se potessi venire più verso le 11, vorrei spendere più tempo con voi due». È probabile che il messaggio alluda semplicemente al tempo necessario a vestirsi e truccarsi ma centinaia di canali Telegram e profili social stanno accusando la funzionaria di aver procurato ragazze al finanziere. In un altro scambio di comunicazioni, che risale a due giorni prima, Al-Owais chiede a Epstein se sia in città. «Mia sorella è qui e le ho parlato così tanto di te… Voglio che tu la conosca… Fammi sapere quando!». Epstein risponde proponendo una data per l’incontro e la diplomatica emiratina replica di «essere così emozionata di vederti e presentarti mia sorella – è ancora più carina di me!!!!!». Tre anni dopo, nel 2015, Al-Owais è stata nominata senior advisor presso le Nazioni Unite.

I sei nomi

Alcuni popolari influencer, come l’imprenditore australiano Mario Nawfal, assai condiviso da Elon Musk, identificano la sorella della diplomatica con Hala Owais, una fashion blogger di Dubai che all’epoca delle email avrebbe avuto tredici anni. Ma non c’è alcuna prova del legame tra le due donne e si tratta al momento di illazioni senza conferme. Intanto Hind Al-Owais ha appena cancellato il suo profilo su X. Ieri Ro Khanna, deputato democratico statunitense, ha rivelato pubblicamente i nomi di sei uomini le cui identità erano state oscurate nei fascicoli su Epstein. Tra i nomi citati figura Leslie Wexner, magnate miliardario della vendita al dettaglio, che l’Fbi sembra aver indicato come co-cospiratore, e Nicola Caputo, il cui nome, se confermato, secondo i media americani, sarebbe quello dell’ex europarlamentare italiano, prima del Pd, poi passato a Italia Viva e infine a Forza Italia, il quale ha smentito parlando di una possibile omonimia.

La smentita di Caputo

Caputo ha ricoperto di recente il ruolo di assessore all’Agricoltura nella Regione Campania. L’ex europarlamentare ha dichiarato sui social di non aver avuto nessun rapporto con Epstein. Al momento non sono stati trovati file in cui il nome di Caputo viene indicato in email con Epstein, ma solo in un file che indica un elenco di venti persone, di cui due sono oscurati. Dovrebbero essere Wexner e il sultano. Tra i documenti desecretati compaiono «Michael Caputo», «Kate Caputo» e «Christina Caputo». Tra i sei nomi citati c’è quello di Wexner, 88 anni, fondatore di marchi come Victoria’s Secret e Abercrombie, e i cui investimenti sono stati gestiti per anni da Epstein. Gli altri sono il sultano Ahmed bin Sulayem, Ceo di Dp World, gigante della logistica e miliardario di Dubai, Salvatore Nuara, Zurab Mikeladze e Leonic Leonov.

Le identità

Sull’identità di questi ultimi tre non ci sono informazioni. Khanna non ha fornito prove di illeciti contro di loro e né queste persone sono state accusate di crimini legati a Epstein. «Se in due ore abbiamo trovato sei uomini che stavano nascondendo, immaginate quanti uomini stanno coprendo in quei tre milioni di fascicoli», ha dichiarato Khanna durante il suo discorso in aula. Essere citati nei fascicoli su Epstein non implica colpevolezza, poiché le persone possono apparire tramite corrispondenza via email, informazioni di contatto o altri documenti che fanno riferimento al finanziere pedofilo.

Il sultano e il video della tortura

Nel caso del sultano Sulayem, in una email inviata nel 2015 a Epstein l’uomo aveva raccontato di aver incontrato due anni prima una ragazza che frequentava una università americana a Dubai e che era stato «il miglior sesso che abbia mai avuto, corpo incredibile». Il deputato repubblicano Thomas Massie ha aggiunto che da quando i nomi sono stati resi leggibili, sembra che il dipartimento di Giustizia abbia confermato che Sulayem fosse il destinatario di un’email di Epstein in cui diceva: «Ho adorato il video della tortura».

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