Gisèle Pelicot, il libro e il marito in carcere: «Andrò a trovarlo per guardarlo negli occhi»

Gisèle Pelicot ha scritto un libro: “Un inno alla vita”. E oggi in un’intervista a Repubblica spiega che la sua gioia di vivere fa parte del mio Dna. La mia vita è stata segnata da molte tragedie, in particolare la malattia e la morte di mia madre quando ero bambina. Ho voluto raccontare in che modo sono riuscita a superare queste prove. Volevo donare speranza alle donne che, come me, un giorno si sono sentite vuote». È stata drogata e violentata dal marito Dominique Pelicot in numerose occasioni tra il 2011 e il 2020. Dominique ha anche invitato decine di uomini, contattati tramite un sito web, a violentarla mentre era priva di sensi, per lo più nella casa della coppia a Mazan.
L’inno alla vita di Gisèle Pelicot
Dice di aver scritto il libro perché «durante tutto il processo, sono stata definita come vittima. Oggi non voglio essere più considerata così. Sono stata sacrificata sull’altare del vizio, gettata in pasto a quegli individui. Scrivere è stato un modo per uscire da questa cornice in cui mi sono sentita rinchiusa, di raccontare chi sono veramente. Ho messo la mia anima a nudo. Parlo del mio percorso di donna, dell’adulterio, del rapporto madre-figlia, del modo in cui una famiglia normale si scontra con l’impensabile… È una forma di testamento».
Il marito
Parla anche del marito: «Credevo che avrei vissuto con lui fino alla morte. Quando ci siamo conosciuti avevamo 19 anni. Ci siamo innamorati, ci siamo amati, abbiamo avuto tre figli. Ho sempre vissuto accanto a un marito premuroso, un buon padre di famiglia e un nonno gentile. Ho voluto raccontare una parte della sua storia non per giustificarlo o per cercargli scusanti, ma perché si capisse che io non ho mai conosciuto l’altra sua faccia, quella evocata dagli psichiatri». Dice di aver affrontato molte critiche: «In tribunale alcuni hanno criticato addirittura il mio modo di vestire. Vestirmi convenientemente è stato un modo per riconquistare la mia dignità rispetto a quei video famigerati».
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Il corpo martoriato
E spiega: «Avevo bisogno di rimettere in piedi quel corpo martoriato, di far rivivere tutto quello che lo stupro cerca di distruggere. Oggi dicono di me che sono un’icona, definizione che mi mette terribilmente a disagio. Del resto, sono consapevole che la mia storia ha fatto scalpore. Quanto al libro, non sono stata io a volerlo: sono venuti a chiedermelo. Io l’ho scritto perché ho creduto che potesse essere utile. Non sono state le considerazioni economiche a spingermi. Ho sentito anche dire che alcune persone sono convinte che io abbia inventato tutto. Se fossero venuti in tribunale, saprebbero che Dominique Pelicot mi faceva ingerire dosi da cavallo: il farmaco che mi somministrava faceva sì che il mio corpo non serbasse traccia delle sue sevizie».
La denuncia della figlia
Nel marzo 2025 la figlia Caroline ha denunciato il padre per stupro e violenza sessuale: «La sua sofferenza mi sconvolge. Le ho detto che, se ha bisogno di me, io ci sarò sempre. Mi dispiace che quelle foto non siano state divulgate durante il processo. Avrei voluto interrogare Dominique Pelicot al riguardo». Dominique Pelicot è accusato di essere coinvolto in due cold case. In particolare, è sospettato dell’omicidio di Sophie Narme: «Spero ancora oggi che non sia lui l’autore di quel delitto orrendo. Spero anche che si trovino le prove scomparse e che possano dimostrare che non è stato lui l’assassino. Non tanto per lui, ma per la mia famiglia e per me. In caso contrario, per noi tutti vorrà dire precipitare di nuovo all’inferno. In ogni caso, per il momento è presunto innocente. Ovviamente, però, auguro alle vittime e alle loro famiglie che l’autore di quei delitti orribili sia individuato».
La visita in carcere
Eppure, dice, ha intenzione di visitarlo in carcere: «Ho in programma di andare a trovarlo. Non ho ancora potuto rivolgergli la parola, e sono sei anni. Ho bisogno che mi risponda guardandomi negli occhi. Mi piacerebbe rivolgergli domande su nostra figlia. E chiedergli perché lo ha fatto. Perché ci ha traditi? È una cosa che mi tormenta. Per me è un passo importante. Rientra nel mio percorso di ricostruzione».
