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Giorgia Meloni e il blocco navale: cos’è e come funzionerà

12 Febbraio 2026 - 05:26 Alessandro D’Amato
giorgia meloni blocco navale cos'è
giorgia meloni blocco navale cos'è
La premier in un video sostiene che si tratta dell'impegno contenuto nel programma di governo. Ma le norme sono diverse da quelle proposte da Fratelli d'Italia. E secondo il giurista Cataldi potrebbero essere inutili

La premier Giorgia Meloni ha pubblicato un video in cui parla del blocco navale nel Ddl sicurezza. «Oggi abbiamo potuto mantenere un altro impegno che avevamo preso con i cittadini nel nostro programma di governo del centrodestra, cioè la possibilità in caso di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale come il rischio di terrorismo ma anche una pressione migratoria eccezionale di impedire l’attraversamento delle acque territoriali italiane e di condurre i migranti che sono a bordo di quelle imbarcazione sottoposte all’interdizione anche in paesi terzi», ha spiegato la premier. «Una opzione che è compatibile con le nuove regole europee che tra l’altro l’Italia ha contribuito a definire», ha concluso.

Il blocco navale di Giorgia Meloni

Nelle norme si scrive che il cosiddetto “blocco navale” è consentito per motivi di sicurezza nazionale. Si potrà decidere un divieto di ingresso nelle acque italiane per sospette infiltrazioni terroristiche o in caso di flussi migratori consistenti. Secondo le nuove leggi le persone a bordo potranno essere trasportate in Paesi terzi. Insieme, la legge sancisce anche l’espulsione immediata per gli stranieri condannati per un’ampia casistica di reati che comprenderà anche la minaccia o la resistenza a pubblico ufficiale e la partecipazione a rivolte nei Cpr. Si cambia anche sulla protezione speciale, che potrà essere data solo a chi sta in Italia da regolare da cinque anni, ha una conoscenza certificata della lingua e dispone di una casa con precisi requisiti igienico-sanitari.

La promessa nel programma di Fratelli d’Italia

Va segnalato che nel programma di FdI del 2022 si parlava di una proposta completamente diversa. Che invece mirava a fermare direttamente le partenze dei barconi dei migranti dalle coste del Nord Africa attraverso una missione navale europea. Doveva nascere in base a un accordo bilaterale o europeo per operare al largo della Libia. In un documento pubblicato a marzo 2022 – e nel frattempo tolto dal sito di FdI, ma ripreso da Pagella Politica – si parlava precisamente di una «missione militare europea, realizzata in accordo con le autorità libiche, per impedire ai barconi di immigrati di partire in direzione dell’Italia». Il programma di FdI quindi proponeva qualcosa di completamente diverso rispetto a quello che la premier ha descritto nel video.

Il precedente

In compenso c’è un precedente. Una soluzione identica è stata proposta da Matteo Salvini con il decreto Sicurezza bis (decreto-legge n. 53/2019). Anche qui si chiamava in causa la pressione migratoria. E la legge è stata successivamente modificata dal governo Conte II che ricondusse la norma ai soli casi conformi alla norme internazionali. Questo perché così com’era rischiava di entrare in contrasto con i principi fondamentali della Costituzione e con le leggi internazionali.

Il giurista

Giuseppe Cataldi, ordinario di diritto internazionale all’università L’Orientale di Napoli, dice al Fatto Quotidiano che anche il nuovo Ddl è altrettanto inutile da questo punto di vista. E spiega: la norma prevede che «nei casi di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale, l’attraversamento del limite delle acque territoriali può essere temporaneamente interdetto con delibera del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’Interno». Ma «l’articolo 19 della Convenzione Onu sul diritto del mare, che è legge dello Stato perché l’Italia l’ha ratificata, elenca già tassativamente i casi in cui il passaggio di una nave può essere considerato “non inoffensivo” e dunque lo Stato può ostacolarlo. Ma lo Stato non può aggiungere arbitrariamente nuove eccezioni, specialmente se violano l’obbligo di soccorso e la tutela dei diritti fondamentali».

La Convenzione

La Convenzione spiega che a nessuna nave può essere impedito il passaggio nelle acque territoriali finché è «inoffensivo». Compresa la sosta quando comporta assistenza a persone in pericolo. L’articolo 19 dice che «il passaggio è inoffensivo fintanto che non arreca pregiudizio alla pace, al buon ordine e alla sicurezza dello Stato costiero». E nel caso della “pressione migratoria eccezionale” secondo il giurista è «impossibile negare il passaggio inoffensivo». Soprattutto quando le navi in un’operazione SAR (search and rescue) chiedono il porto sicuro (place of safety): «Queste hanno sempre il diritto di entrare in acque internazionali. Non si può determinare a priori che per un mese tutte le navi delle Ong siano pericolose: la minaccia deve essere specifica e provata per la singola imbarcazione, e la presenza di persone salvate in mare non costituisce di per sé una minaccia».