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Epstein Files, lo scandalo di Pam Bondi e la cronologia delle ricerche dei membri del Congresso

13 Febbraio 2026 - 06:58 David Puente
Un tracciamento sfruttato dal Procuratore Generale degli Stati Uniti per affrontare la problematica audizione sugli Epstein Files

Uno scatto realizzato dal fotografo Roberto Schmidt l’11 febbraio 2026 a Washington, durante un’audizione al Congresso, mostra il Procuratore Generale degli Stati Uniti Pam Bondi mentre sfoglia una cartellina. Tra i documenti visibili compare una pagina intitolata “Jayapal Pramila Search History”. Sotto il titolo, un elenco di file identificati con codici collegati agli Epstein Files che, secondo il documento, risulterebbero consultati dalla deputata Pramila Jayapal, con la quale Bondi si è confrontata nel corso dell’audizione.

Un tracciamento all’insaputa dei membri del Congresso

Il Dipartimento di Giustizia (DOJ) ha iniziato di recente a consentire ai membri del Congresso di visionare in presenza, su computer del DOJ, le versioni integrali dei file relativi a Jeffrey Epstein. Il Dipartimento aveva comunicato che sarebbe stato mantenuto un registro con le date e gli orari delle consultazioni, ma non risulta, invece, che fosse stato esplicitamente indicato che sarebbero state tracciate anche le singole ricerche effettuate dai parlamentari. Da qui la reazione della deputata Jayapal, che su X scrive: «E totalmente inappropriato e contrario alla separazione dei poteri che il DOJ ci sorvegli mentre consultiamo gli Epstein files».

La conferma del tracciamento da parte della deputata repubblicana

A confermare che il tracciamento riguardi anche le ricerche specifiche e stata la deputata repubblicana Nancy Mace, che in un post su X ha affermato di aver verificato personalmente il sistema utilizzato dal Dipartimento:

Si. Confermo. Il Dipartimento di Giustizia sta tracciando i documenti relativi a Epstein che i membri del Congresso cercano, aprono e consultano. Oggi sono riuscita a muovermi all’interno del sistema e non rivelero come ne la natura del metodo; ma ho confermato che il DOJ sta ETICHETTANDO TUTTI I DOCUMENTI che i membri del Congresso cercano, aprono e consultano. In base al modo in cui ho effettuato questa verifica, a questo tracciamento sono associati dei timestamp

La presenza nella cartellina di Bondi di un documento intitolato “Search History”, unita alle dichiarazioni di Jayapal e Mace, indica dunque l’esistenza di un sistema di tracciamento delle attività svolte sui terminali del Dipartimento. La registrazione delle attività degli utenti che consultano materiale sensibile o potenzialmente classificato e una pratica diffusa nei sistemi governativi, soprattutto per motivi di sicurezza e responsabilità, ma il nodo politico sollevato dai parlamentari riguarda pero l’eventuale utilizzo di tali informazioni nell’ambito di un confronto il Procuratore Generale degli Stati Uniti e i membri del Congresso.