Il bimbo con il cuore bruciato «non è più trapiantabile» secondo il Bambin Gesù. Il medico della prima operazione: «Lo riopero io»

Il bambino ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli «non è più trapiantabile». È questo il verdetto del secondo parere medico dell’ospedale Bambino Gesù di Roma, richiesto dalla famiglia del bimbo di due anni a cui è stato impiantato un cuore “bruciato”. Lo ha dichiarato il legale della famiglia, Francesco Petruzzi, in collegamento con trasmissione televisiva Mi manda Rai Tre.
Il parere del medico legale
Nella giornata di venerdì, il medico legale incaricato dalla famiglia aveva stabilito che le condizioni del piccolo lo rendevano incompatibile ormai con un nuovo intervento chirurgico. Prima di trarre conclusioni troppo affrettate, la famiglia ha chiesto una valutazione ulteriore ai medici del Bambino Gesù di Roma. Anche questi ultimi, però, hanno escluso che il piccolo possa essere operato nuovamente.
L’ipotesi di un secondo trapianto di cuore
Eppure, non sembra del tutto svanita la possibilità che il bambino possa essere operato nuovamente. «Al Monaldi pare si siano opposti con fermezza» al parere del Bambino Gesù sulla non trapiantabilità del cuore, fa sapere ancora il legale della famiglia durante la trasmissione Rai. «L’opposizione – spiega – veniva dal medico che l’ha operato, il quale sostiene che è ancora trapiantabile e per il momento rimane in lista trapianti. Sarà lo stesso medico, che presumo sia indagato, a rioperarlo. Quindi io stamattina mi devo recare dalla polizia giudiziaria per una integrazione di querela. C’è una vicenda moto strana». Ovviamente, aggiunge Petruzzi, «mi auguro che il Bambino Gesù si sbagli e che il parere del Monaldi sia quello corretto. Però ci sono altre vicende che si vanno intrecciando. Loro hanno deciso, ce l’hanno comunicato formalmente: sarà lui a rioperarlo. Eventualmente supportato da una equipe del Bambin Gesù».
Gli aggiornamenti dall’ospedale e la smentita
Dopo l’intervista di Petruzzi sulla Rai, è l’agenzia Ansa a dare aggiornamenti dall’interno dell’ospedale Monaldi di Napoli. «Il bambino è trapiantabile perché è in lista, secondo il parere del team che si sta occupando della cosa. Non è mai uscito da questa lista, se non brevemente in passato. Le condizioni sono molto gravi ma stabili», dice una fonte dell’ospedale campano. Poco più tardi, è lo stesso nosocomio a smentire: «In merito a quanto riportato dall’Agenzia Ansa nel corso di questa mattina, l’Azienda Ospedaliera dei Colli smentisce di aver reso dichiarazioni circa le condizioni cliniche del piccolo paziente trapiantato il 23/12/2025».
La storia del bambino dal cuore “bruciato”
La storia del bambino di due anni e tre mesi comincia il 22 dicembre 2025. Quel giorno, la famiglia del piccolo scopre che un nuovo organo compatibile è finalmente disponibile. Potrebbe essere la soluzione definitiva alla cardiomiopatia dilatativa di cui soffre il bambino. Invece, l’organo viene danneggiato e lesionato durante il viaggio verso Napoli. In gergo medico viene definito «bruciato», perché il ghiaccio secco con cui è stato conservato ha lesionato le fibre del tessuto cardiaco. Ma visto che il bambino ha bisogno di un cuore a tutti i costi, i medici glielo impiantano comunque. «Il cuore rimosso era terminale e non avrebbe avuto possibilità di recupero. Quello nuovo, pur danneggiato dal freddo, restava un organo normale di cui non si poteva conoscere il grado di compromissione senza tentare la riperfusione», ha spiegato nei giorni scorsi Carlo Pace Napoleone, direttore della cardiochirurgia pediatrica Carlo Pace Napoleone, direttore della cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale Regina Margherita di Torino,
