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Nevada, le sex worker si ribellano: «Vogliamo un ambiente di lavoro sicuro». E ora pensano a un sindacato tutto loro

14 Febbraio 2026 - 00:22 Bruno Gaetani
nevada-bordello-primo-sindacato-sex-worker
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La dipendenti del bordello Sheri's Ranch si sono ribellate alla direzione del locale: «Vogliamo le stesse cose che chiedono gli altri lavoratori»

Nell’unico Stato americano dove la prostituzione è consentita per legge, il Nevada, le dipendenti di uno dei bordelli più antichi della zona stanno cercando di diventare le prime negli Stati Uniti a creare un proprio sindacato. «Vogliamo le stesse cose che vuole qualsiasi altro lavoratore: un ambiente di lavoro sicuro e rispettoso», ha spiegato Jupiter Jetson, nome d’arte di una delle lavoratrici dello Sheri’s Ranch, che ha preferito non rendere pubblico il proprio nome per timore di ritorsioni.

Le tensioni e il nuovo contratto

La mobilitazione è esplosa dopo che, secondo i legali del nascente sindacato, la direzione del bordello avrebbe mandato a casa tre sex worker nell’ultima settimana e minacciato altre di licenziamento, se non avessero firmato un nuovo contratto ritenuto controverso. Al centro della contestazione c’è un accordo per lavoratrici indipendenti introdotto a dicembre, che – stando alle denunce – attribuirebbe all’azienda la possibilità di utilizzare l’immagine delle donne anche senza autorizzazione, persino dopo la fine del rapporto di lavoro. «Così ti ritrovi a essere il volto di un’azienda giapponese di lubrificanti senza aver mai firmato nulla, oppure su un sito che offre compagnia con l’intelligenza artificiale senza ricevere un centesimo», ha raccontato Jetson.

Il primo sindacato delle sex worker americane

Il Nevada è l’unico Stato negli Usa in cui la prostituzione è legale, ma solo nei bordelli autorizzati di dieci contee rurali. Non rientra tra queste la contea di Clark, dove si trova Las Vegas, anche se lo Sheri’s Ranch si trova a circa un’ora di auto dalla capitale del gioco d’azzardo. Le 74 lavoratrici della struttura, che amano definirsi «cortigiane», hanno presentato la scorsa settimana una petizione al National Labor Relations Board per costituire il sindacato United Brothel Workers, sotto l’ombrello della Communications Workers of America.

Il dibattito in giro per il mondo

Il lavoro sessuale e i diritti di chi lo esercita restano un terreno controverso a livello globale. La prostituzione è legale solo in un numero limitato di Paesi e i tentativi di organizzazione sindacale seguono percorsi molto diversi. In Spagna, dove l’attività non è regolamentata, nel 2018 il governo aveva approvato la nascita di un sindacato di lavoratrici del sesso, ma un tribunale lo ha poi vietato, sostenendo che avrebbe finito per legittimare lo sfruttamento della prostituzione.

Foto copertina: EPA/Fabian Strauch | Uno scatto dell’esibizione ‘Sex Now’ a Duesseldorf, in Germania

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