Alitalia, svolta per chi aveva la tessera «MilleMiglia». 168 soci vincono la class action: ecco come ottenere il rimborso

Arriva una svolta attesa da anni per i fedelissimi dell’ex compagnia aerea Alitalia. Il tribunale di Roma ha accolto la causa collettiva promossa da 168 soci dello storico programma fedeltà «MilleMiglia», stabilendo che hanno diritto a un risarcimento economico per i punti accumulati tra il 2018 e il 2021 e mai utilizzati. La sentenza non riguarda solo i ricorrenti originali, ma apre una finestra di opportunità per migliaia di altri risparmiatori che si trovano nelle stesse condizioni. La quantificazione del danno è stata fissata in 2 centesimi di euro per ogni miglio posseduto alla data del 27 ottobre 2021, una cifra a cui andranno sommati la rivalutazione monetaria e gli interessi legali maturati fino al momento del saldo effettivo.
I requisiti
Per poter accedere a questo indennizzo, la sentenza stabilisce che il socio debba aver detenuto un saldo minimo superiore alle 12mila miglia al momento della chiusura dei voli Alitalia. I ricorrenti hanno convinto il tribunale dimostrando come l’impossibilità di accedere ai biglietti premio o ai voli delle compagnie alleate del gruppo SkyTeam avesse svuotato di valore i loro sforzi di accumulo, rendendo i vantaggi promessi del tutto inaccessibili.
Effetti su tutti i clienti
L’aspetto più rilevante della decisione riguarda però la portata del provvedimento, che non si limita ai soli promotori della causa collettiva ma si estende potenzialmente a una platea molto più vasta. La sentenza concede, infatti, a chiunque si trovi nelle medesime condizioni dei primi ricorrenti la possibilità di aderire al procedimento entro 150 giorni dalla pubblicazione dell’atto. Per partecipare all’azione risarcitoria e beneficiare delle stesse condizioni ottenute dai 168 soci, i nuovi interessati dovranno versare una quota di 150 euro a titolo di fondo spese su un conto dedicato e fornire la documentazione necessaria a comprovare il proprio saldo punti.
La decisione
In caso di smarrimento delle credenziali o di mancata risposta da parte della società incaricata della gestione del programma, gli utenti potranno procedere con una richiesta formale di accesso ai dati per ricostruire la propria posizione. I giudici hanno chiarito che, sebbene le società abbiano il potere di modificare termini e condizioni dei programmi fedeltà, queste variazioni non possono mai tradursi in una cancellazione unilaterale dei diritti economici già maturati dai clienti. Questa vittoria legale rappresenta quindi un precedente fondamentale non solo per il caso Alitalia, ma per l’intera gestione dei programmi di loyalty nel settore dei trasporti e dei servizi.
