Ultime notizie Festival di SanremoOlimpiadi 2026Trapianti
CULTURA & SPETTACOLOCinemaLibriTikTok

Il problema di “Cime tempestose”? Non è abbastanza scandaloso

15 Febbraio 2026 - 19:39 Greta Ardito
cime-tempestose
cime-tempestose
Il film di Emerald Fennell promette scandalo e trasgressione, ma finisce per anestetizzare anche la furia di Emily Brontë. Più che oltraggiare il canone, lo rende sorprendentemente innocuo

Molto è stato scritto in questi giorni – anzi, diciamolo pure: nell’ultimo anno – sull’adattamento di Cime tempestose firmato da Emerald Fennell (già nota per Promising Young Woman e Saltburn). Quello che però in pochi hanno detto è che il difetto principale della pellicola è uno solo, imperdonabile: è un film noioso.

Il problema non è l’infedeltà (o non solo)

Il problema di “Cime tempestose” – sì, useremo le virgolette per compiacere la regista, che con questa scelta bislacca ha voluto mettere le mani avanti – non sono, sorprendentemente, le discrepanze con il capolavoro di Emily Brontë, che pure sono abissali. O meglio: non sono solo quelle. E deliberatamente non ci addentreremo in questo vespaio per evitare di passare per book nerd livorosi. D’altronde con le infedeltà avevamo già fatto i conti da mesi, rassegnandoci prima alle scelte di casting – una Margot Robbie un po’ troppo matura per incarnare l’adolescente selvaggia Catherine Earnshaw, e un Jacob Elordi decisamente troppo bianco e troppo gentile per essere il rozzo Heathcliff – e poi mordendoci la lingua davanti al trailer. Trailer che ci sbatteva in faccia, senza il minimo pudore, un arsenale di abiti sgargianti in lattice, assai poco ottocenteschi; Robbie che mangia fragole gigantesche sull’erba indossando occhiali da sole rosa; Elordi che, per ragioni note solo a Dio, lecca le pareti di una stanza. Pazienza. Tutto questo, col tempo, era andato in prescrizione. Anzi, avevamo persino iniziato a nutrire una certa curiosità per questa allucinazione pop. Non sarà Cime tempestose come lo abbiamo amato – e soprattutto come ci ha terrorizzato – ma quantomeno promette scandalo. E quindi divertimento.

L’aspettativa tradita

Così sono entrata in sala, circondata da sedicenni eccitate, armata di buone intenzioni e con la mente aperta quanto le brughiere dello Yorkshire, dove si svolgono tanto il romanzo quanto il film (anche se qui sembrano più lo sfondo di un videoclip che il teatro di una storia di dominio e vendetta). E tutto mi aspettavo, tranne di uscirne annoiata. E quindi? Dove sta lo scandalo? Ecco il problema: “Cime tempestose” non delude perché è un adattamento infedele, ma perché non è abbastanza scandaloso.

Un riassunto (necessariamente mutilato)

Sulla trama sarò sintetica: primo, perché è nota ai più; secondo, perché tanto Fennell ne recide oltre la metà. Tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, Catherine e Heathcliff crescono insieme nella tenuta di Wuthering Heights: lei figlia di proprietari terrieri, lui trovatello dalla pelle scura portato a casa dal padre. La loro connessione è istantanea e inspiegabile, e per entrambi diventa una dipendenza assoluta. Sarà la società a spezzare ogni sforzo di ribellione. Cime tempestose di Emily Brontë è una storia di oppressione e rancore generazionale, popolata da individui orribili che compiono atti violenti in un sistema che non concede né salvezza né compromesso. Il “Cime tempestose” di Emerald Fennell, al contrario, è un dark romance che si concentra esclusivamente sull’amore ossessivo tra Catherine e Heathcliff e che strizza l’occhio alla Gen Z di TikTok. Falciando quasi tutto il resto, e lo diremo una sola volta per amor di completezza: una sfilza di personaggi (compreso il perfido fratello di Catherine), la vendetta di Heathcliff sugli Earnshaw, la conseguente follia e la rovina di Wuthering Heights, l’elemento razziale legato alle sue origini e, soprattutto, la natura profondamente narcisistica e distruttiva del loro amore.

Fan-fiction dichiarata

Ma, lo ribadiamo, della fedeltà al romanzo qui ci importa il giusto. Fennell ha dichiarato fin dall’inizio di non voler realizzare una trasposizione riga per riga, ma una versione filtrata dal ricordo, dall’immaginazione e da ciò che avrebbe desiderato vedere accadere. «Non posso dire che sto facendo Cime tempestose. Quello che posso dire è che sto facendo una versione di esso», ha affermato. Leggasi: una fan-fiction. Esattamente come fanno oggi milioni di adolescenti su Wattpad. Dove la storia originale non le offriva abbastanza piacere, Fennell ha fatto ciò che farebbe qualsiasi lettrice: ha inventato. Concedendo ai protagonisti – che nel libro manco si sfiorano – una lunga (lunghissima) parentesi di passione. E a noi questo andava benissimo. Anzi, lo aspettavamo in gloria. Ma il risultato è purtroppo tedioso.

Un inizio promettente, poi il freno a mano

L’incipit, va detto, è promettente: schermo nero, una serie di gemiti che suggeriscono un amplesso. In realtà, è il respiro soffocato di un uomo impiccato. Eros e morte, subito intrecciati. Un espediente ben più provocatorio dell’incipit del libro. Si parte bene. Ma per il resto del film Fennell sembra procedere col freno a mano tirato, come se avesse archiviato ogni desiderio di scandalizzare che aveva animato Saltburn. Eppure, in Brontë le occasioni per profanare tombe e invocare fantasmi non mancano. Forse il target a cui la regista sembra voler parlare – le adolescenti divoratrici di romance – le ha imposto un’improvvisa cautela. Possiamo solo constatare: peccato.

Heathcliff, ma addomesticato

La prima vittima di questo sorprendente conservatorismo è il protagonista maschile. Diciamolo senza giri di parole: l’Heathcliff di Jacob Elordi è un cucciolotto rispetto all’originale. Un Heathcliff addomesticato che si staglia contro il cielo in fiamme come fosse Rhett Butler in Via col vento (e sorvoliamo sulla recitazione). Per trasformarlo in un eroe da romance, Fennell ne smussa gli spigoli più feroci, tanto che la vendetta contro Catherine per aver sposato Edgar Linton dura cinque minuti contati. Nessuno viene davvero torturato. Sì, Heathcliff sposa per ripicca Isabella (una interessante prova di Alison Oliver), ma il matrimonio brutale del romanzo si trasforma in una relazione sadomasochistica con un che di grottesco, che strappa più di una risata. La violenza di Heathcliff è esclusivamente erotica, e quindi in qualche modo esorcizzata. La verità è semplice: questo Heathcliff è scritto per piacere al pubblico. E così “Cime tempestose” non diventa mai davvero crudele, né lontanamente estremo quanto il romanzo.

Il sesso promesso (e mancante)

La seconda conseguenza di questa cautela è, ahimè, il sesso. Ammettiamolo: dopo il trailer, siamo andati tutti al cinema aspettandoci una versione hardcore di Cime tempestose. Ogni scena – dalla bava di lumaca sul vetro alle dita di Elordi nelle uova schiacciate (Fennell ha palesemente un’ossessione per i fluidi) – ci ricorda che siamo lì per quello. Il sesso. Peccato che, al confronto, Bridgerton sembri materiale da vietare ai minori. Il paradosso è che la scena di sesso più riuscita – quella nella stalla trasformata in sex room, per capirci – non coinvolge nemmeno Cathy e Heathcliff, ma lo stalliere e la domestica. Fennell voleva dare corpo alla sensualità che Brontë non poteva esplicitare, ma ciò che vediamo non è minimamente scabroso quanto il marketing prometteva. Anzi, dopo dieci scene di sesso tutte uguali in cui non si vede mezzo décolleté, la noia prende il sopravvento. Qualche guizzo c’è: Heathcliff che copre bocca e occhi di Catherine per impedirle di vedere la scena BDSM, Catherine contro la roccia in mezzo alla brughiera (chi ha visto il film sa). Ma è poca cosa. Nulla che regga il confronto con la vasca da bagno di Saltburn. Tutto è patinato e levigato per il romance che questo film vuole disperatamente essere.

Estetica senza scandalo

E allora poco importano le altre esagerazioni: la dimora dei Linton che sembra la Versailles di Maria Antonietta (con evidenti ammiccamenti a Sofia Coppola); i continui e stravaganti cambi d’abito di Margot Robbie che fanno pensare a un sequel gotico di Barbie (non a caso la costumista è la stessa); la brughiera trasformata in Mordor, le bambole seviziate, i fiumi di sangue splatter. Tutto stilosissimo, per carità. Ma noi eravamo stati sedotti dalla promessa dello scandalo, visto che una trasposizione fedele non era in agenda. E siamo rimasti a bocca asciutta. Alla fine, “Cime tempestose” non tradisce Emily Brontë: la neutralizza. E nemmeno le canzoni di Charli xcx riescono a salvarci dal tedio dopo due ore e un quarto di romance. Anche se continueremo comunque ad ascoltarle su Spotify per tutto il mese.

FOTO DI APERTURA: Immagine tratta dal trailer del film Cime Tempestose, disponibile su YouTube

leggi anche