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Sanremo, Tredici Pietro: «Vado al Festival per spaccare tutto, non mi sarei mai presentato con una spicciolata in cassa dritta». L’intervista

17 Febbraio 2026 - 12:08 Gabriele Fazio
Nell'ultimo anno il figlio di Gianni Morandi è uscito con l'ottimo album Non guardare giù e con una collaborazione con Fabri Fibra nella hit Che gusto c'è

Nel mondo degli addetti ai lavori il dubbio è fugato da tempo, Tredici Pietro ha una sua vita, un proprio percorso artistico, lontano da quello del padre, per i meno avvezzi al gossip, Gianni Morandi; per altri questo debutto al Festival di Sanremo sarà la messa alla prova dinanzi al più nazionalpopolare dei pubblici per quello che è considerato uno dei più popolari “Figli di…”. Ma sarebbe oggettivamente ingeneroso credere che il rapper 28enne Pietro Morandi stia crescendo all’ombra del cognome che porta, specie dopo l’esperienza accumulata, che ultimamente è passata da un ottimo disco, Non guardare giù, e la collaborazione con Fabri Fibra, che lo ha voluto in voce nel ritornello di Che gusto c’è, di certo una delle hit del 2025. Un percorso, il suo, sempre più centrato, sempre più a fuoco, con azzeccatissime aperture al pop, un po’ come su Uomo che cade, il brano che canterà al Festival.

Ti sei detto: “Vado a Sanremo per…”?
«Vado a Sanremo per spaccare tutto. E per me stesso. Vado a Sanremo perché forse è il momento giusto, mi ero presentato anche l’anno scorso e non ero stato preso. Evidentemente per una ragione. Quindi sono gasato che sia arrivato adesso il momento. È tutto giusto».

Come si sceglie un pezzo per andare a Sanremo per la prima volta in gara, quindi di fatto presentandoti al pubblico mainstream…
«Deve rispecchiare la persona che lo canta (e che in questo caso lo ha scritto anche). Deve avere un suo significato sonoro anche. Deve essere connesso con la persona che lo canta. Secondo me un brano di Sanremo non può essere una spicciolata in cassa dritta, questa è la mia regola. Al mio primo Sanremo voglio presentarmi con una cosa più intensa».

Nell’ambiente musicale nessuno ha più alcun dubbio riguardo il tuo status artistico, non sei più “il figlio di…”, Sanremo però ha un pubblico decisamente più vasto, c’è una parte di te che va lì proprio per ufficializzare la tua identità artistica a prescindere dal cognome che porti?
«Assolutamente, perché quella parte di me è sempre presente, è una delle cose che mi dà motivazione, c’è una grossa parte di me che va lì a dire “Guardami, ciao, io sono Pietro. E sono io. Senza alcun filtro”. Non può che essere così».

Tu in questo senso hai fatto una scelta molto coraggiosa per quel che riguarda le cover…Come mai Vita e come mai con Galeffi e Fudasca?
«Era inevitabile che io portassi con me le persone con cui sono sul palco e in studio sempre. Cioè, Galeffi, Fudasca, Montesacro e Sed, la mia band, perché mi interessa celebrare il rapporto che ho con le mie origini. Canterò un brano che non è legato direttamente al mio passato ma che fa parte della mia vita, in qualche modo. Indirettamente, ovviamente. Non lo so, mi sembrava l’unica strada possibile. La prima cosa che ho pensato è “Devo andare a cantare quel brano. Perché è così. E lo vado a fare con i miei amici”».

L’impressione è che da Non guardare più giù tu sia un artista più centrato e consapevole…
«Sì, è probabile che sia così. Vorrà dire che i sacrifici e il lavoro hanno avuto un motivo di essere».

Qual è la cosa che ti eccita e quella che ti spaventa di più di questa avventura?
«La stessa cosa mi eccita e mi terrorizza. Ogni tanto una cosa, ogni tanto l’altra. Ovviamente è l’unica cosa per cui sono chiamato a Sanremo: cantare Uomo che cade. La cosa mi eccita da morire, non sto nella pelle, vorrei trasferirmi a Sanremo adesso, andare all’aeroporto, andare sul palco, cantare il brano e vedere cosa sono in grado di fare. E allo stesso tempo questa esatta cosa mi terrorizza, perché devo andare a cantare davanti a tutta Italia e sono passibile di ogni tipo di stonatura, ogni tipo di cambio di mood o perdita della voce. Chissà cosa mi succede. Quindi la stessa cosa mi fa paura e mi gasa».

Finisci la frase: “Se vinco Sanremo…”?
«Vado in vacanza. Chiedimi se perdo Sanremo».

Finisci la frase: “Se perdo Sanremo…”?
«Vado in vacanza. Una settimana me la faccio a riposare e poi dopo riparte tutto».

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