Quentin Deranque pestato a morte fuori dall’università, fermato l’assistente di un deputato di Mélenchon. Bardella: «Assassini»

Cinque persone sono state fermate in Francia, sospettati dell’omicidio del giovane militante nazionalista Quentin Deranque, picchiato a morte giovedì scorso a Lione. A renderlo noto è stato il procuratore della città, citato da Bfmtv. Tra i fermati ci sono Jacques-Elie Favrot, assistente parlamentare del deputato di La France Insoumise (Lfi) Raphaël Arnault, e Adrian B., membro del movimento antifascista Jeune Garde e vicino al rappresentante della Lfi, il partito di sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon. Il caso ha ormai scatenato una tempesta politica in Francia, difficile da placare, tra accuse incrociate e aspre polemiche. Il governo, nella persona del primo ministro Sébastien Lecornu, ha chiesto a Lfi di «fare pulizia» nelle sue «idee» e tra i suoi «ranghi». Dal canto suo, Mélenchon ha respinto ogni addebito contro il suo partito, parlando di una «banda di calunniatori». Mentre sui social è arrivato l’affondo di Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National ed eurodeputato, che ha attaccato il leader de La France Insoumise: «La sua vicinanza a gruppi dell’estrema sinistra, che lui stesso chiama “giovani compagni”, ha spalancato le porte dell’Assemblea nazionale a presunti assassini», si legge su X.
February 17, 2026
Cosa è successo?
Quentin Deranque, 23 anni, dichiarato morto sabato 14 febbraio a seguito di un’aggressione avvenuta due giorni prima a Lione, sarebbe stato colpito a calci e pugni da «almeno sei individui» mascherati con passamontagna. L’aggressione si è verificata davanti all’Istituto di studi politici (Iep) di Lione, durante una rissa tra militanti antifascisti e un gruppo di estrema destra, mentre era in corso una conferenza della deputata di LFI Rima Hassan.
Quando è stato affidato ai soccorritori, il giovane presentava principalmente ferite alla testa, tra cui un «grave trauma cranico», ha spiegato Thierry Dran, responsabile dell’inchiesta aperta per «omicidio volontario». Dopo l’aggressione, Raphaël Arnault ha espresso su X «orrore e disgusto» per la morte del giovane. Mentre ieri, la Jeune Garde ha negato qualsiasi responsabilità nei «tragici fatti» di Lione, precisando di aver «sospeso qualsiasi attività» dopo il suo scioglimento. La vittima faceva parte di un movimento «nazionalista rivoluzionario» di Lione e, insieme ad altri, era intervenuta nei pressi dell’università durante una manifestazione del gruppo femminista di estrema destra “Némésis“, presente per protestare contro la conferenza di Hassan.
Le reazioni politiche
Sono stati i membri del gruppo di estrema destra a identificare gli aggressori come militanti antifascisti, alcuni dei quali, secondo loro, appartenevano a Jeune Garde. Alice Cordier, presidente di Némésis, aveva indicato tra gli assalitori proprio Jacques-Elie Favrot, a cui la presidente dell’Assemblée nationale, Yaël Braun-Pivet, ha sospeso ieri il «diritto di accesso» all’aula parlamentare. Favrot aveva «smentito formalmente» il coinvolgimento nell’omicidio e denunciato di essere «minacciato di morte dall’estrema destra». Nella serata di martedì 17 febbraio è arrivata la notizia del suo arresto.
Foto copertina: ANSA/MOHAMMED BADRA | Manifestazione a Lione per la morte di Quentin Deranque, 15 febbraio 2026
