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Così il cambiamento climatico minaccia il caffè

18 Febbraio 2026 - 10:16 Gianluca Brambilla
cambiamento climatico impatto produzione caffe
cambiamento climatico impatto produzione caffe
L'analisi di Climate Central sull'impatto del caldo record. Con temperature sopra i 30 gradi a rischio soprattutto la varietà Arabica

Il cambiamento climatico sta mettendo a dura prova la produzione di una delle bevande più consumate al mondo: il caffè. Secondo una nuova analisi di Climate Central, negli ultimi cinque anni (tra il 2021 e il 2025 l’aumento delle temperature a livello globale ha aumentato in modo significativo il numero di giorni con temperature superiori ai 30°C nelle principali aree di coltivazione. Una soglia considerata dannosa per le piante, in particolare per l’Arabica, la varietà più raffinata di caffè, coltivata solitamente ad altitudini elevate.

L’impatto della crisi climatica sul caffè

L’analisi di Climate Central ha preso in considerazione i cinque maggiori produttori di caffè – Brasile, Vietnam, Colombia, Etiopia e Indonesia – che insieme coprono il 75% dell’offerta globale. Secondo lo studio, questi Paesi hanno registrato in media 57 giorni aggiuntivi all’anno di “caldo dannoso” a causa della crisi climatica. Il Brasile, di gran lunga primo produttore mondiale, è arrivato a registrare 187 giorni all’anno oltre la soglia critica dei 30°C, di cui 70 riconducibili non a fattori stagionali ma proprio alle emissioni sprigionate in atmosfera dai combustibili fossili.

Allargando lo sguardo ai 25 Paesi che rappresentano il 97% della produzione mondiale di caffè, tutti hanno sperimentato un aumento dei giorni di caldo eccessivo. In media, ogni Paese ha avuto 47 giorni aggiuntivi all’anno sopra i 30°C che, in un mondo senza emissioni climalteranti, non si sarebbero verificati. E tutti questi numeri, ci tengono a precisare gli esperti, rappresentano una stima prudente dell’impatto reale, che potrebbe essere anche maggiore di quanto emerso finora.

Lo «stress termico» delle piante

Quando il termometro supera la soglia dei 30 gradi, le piante di caffè entrano in stress termico: diminuiscono le rese, peggiora la qualità dei chicchi e aumenta la vulnerabilità a malattie e parassiti. L’effetto si ripercuote lungo la filiera e arriva fino ai consumatori. Non è un caso, infatti, che negli ultimi anni i prezzi globali del caffè abbiano mostrato forti oscillazioni, toccando picchi record tra il 2024 e il 2025. Il problema riguarda soprattutto la miscela arabica, che rappresenta circa il 60-70% dell’offerta mondiale ed è più sensibile al caldo rispetto alla robusta.

A complicare il quadro contribuiscono anche siccità, variazioni delle piogge e diffusione di malattie come la ruggine del caffè. In Brasile, ad esempio, la siccità del 2023 è stata collegata ai recenti aumenti dei prezzi. In prospettiva, senza adeguate misure di adattamento, si stima che le aree adatte alla coltivazione di caffè – di cui oggi si consumano 2,2 miliardi di tazzine ogni giorno – potrebbero ridursi fino al 50% entro il 2050.

Le soluzioni per adattare il caffè al clima che cambia

A subire le conseguenze più pesanti di questa situazione – che si traduce in raccolti più ridotti e prezzi più elevati – sono soprattutto i piccoli agricoltori, che forniscono circa il 60% del caffè mondiale, ma nel 2021 hanno ricevuto appena lo 0,36% dei finanziamenti necessari per adattarsi al cambiamento climatico. Le soluzioni esistono: coltivazioni sotto copertura arborea, maggiore tutela delle foreste, pratiche agricole resilienti e investimenti mirati.

In Etiopia, tra i maggiori produttori di caffè, le cooperative di agricoltori stanno puntando su sistemi di ombreggiatura naturale e su fornelli ad alta efficienza per ridurre la pressione sulle foreste. Ma accanto alle iniziative di adattamento, avvertono gli esperti, deve affiancarsi uno sforzo più incisivo per ridurre le emissioni globali. Altrimenti, quel delicato equilibrio tra temperatura, umidità e altitudine da cui nasce il caffè di qualità rischia di rompersi.

Foto copertina: EPA/Jeffrey Arguedas

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