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Legge sull’Antisemitismo, la destra vuole mediare su un testo più “morbido” ma il Pd è a rischio spaccatura

19 Febbraio 2026 - 22:11 Federico D’Ambrosio
antisemitismo legge senato
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Gasparri a Open: «Avere una legge che preveda sanzioni è meglio, ma siamo pronti a fare una riflessione». In bilico le sanzioni penali

La proposta di legge per il «contrasto all’antisemitismo», presentata a gennaio al Senato, potrebbe arrivare presto in aula. E, dalla prossima settimana, quando in commissione Affari costituzionali partirà la votazione degli emendamenti, la discussione diventerà delicatissima. Per la maggioranza, certo, che deve decidere che fare delle parti più controverse del testo – soprattutto quando si parla di divieti e sanzioni penali – ma soprattutto per l’opposizione e in particolare per il Partito democratico. Il moderato Graziano Del Rio è stato tra i primi a proporre l’idea di una legge specifica di contrasto all’antisemitismo o che comunque accolga la definizione – secondo alcuni troppo ampia – scritta dall’Ihra nel 2015 e già accolta dal Parlamento europeo e da 23 paesi dell’Unione. Ma, come è noto, la maggioranza che guida il partito è rimasta piuttosto fredda alla sua iniziativa.

Il vertice di destra

Mercoledì 18 febbraio i senatori di centrodestra che stanno seguendo l’argomento, guidati dalla relatrice Daisy Pirovano della Lega, hanno tenuto una riunione dalla quale sono tutti usciti spiegando, come fa la stessa Pirovano con Open, che l’obiettivo «è arrivare ad un consenso ampio, bipartisan, se non proprio all’unanimità, per un impegno che deve essere condiviso». Rispetto al primo testo presentato da Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega, e agli emendamenti già avanzati dalla maggioranza, l’idea potrebbe essere quella di abbandonare le parti più controverse. Il divieto per manifestazioni che contengano un «rischio potenziale di antisemitismo», così come prevede il testo Romeo, ad esempio. E le sanzioni penali per gli episodi di antisemitismo, proposte da Maurizio Gasparri.

Nessuna di queste ipotesi era nel testo avanzato da Lucio Malan, di Fratelli d’Italia, a riprova che il partito della premier Meloni per ora è freddo all’ipotesi di punire penalmente chi esprima idee antisemite o contro Israele. Contro le sanzioni penali è anche la parte del Pd che però la legge la vuole.

L’apertura della destra

Maurizio Gasparri, Forza Italia e Graziano Delrio, Partito Democratico ANSA/FABIO FRUSTACI

Come racconta Maurizio Gasparri, la destra a questo punto, pur avendo i numeri per andare avanti, vorrebbe provare a scrivere un testo condiviso. «E’ utile che su un argomento come l’antisemitismo ci siano delle sanzioni in caso di violazione, così che la legge abbia una ricaduta concreta – dice a Open – vogliamo però che la legge ottenga il consenso più ampio possibile e quindi siamo disposti ad avviare una riflessione anche su questo aspetto». A quello che risulta a Open, non è l’unica apertura che il centrodestra sarebbe disposto a fare: alcuni emendamenti provenienti dal testo di Andrea Giorgis del Pd schleiniano potrebbero essere accolti e, se è vero che la definizione di Ihra sarebbe ripresa, non sarebbero assorbiti nel testo i cosiddetti allegati che allargano la definizione di antisemitismo alle critiche più nette a Israele.

Le divisioni nel Pd

La segretaria del Pd Elly Schlein ANSA/IGOR PETYX

Un obiettivo di questa apertura è certamente arrivare ad un testo condiviso, ma c’è chi spiega che il senso sarebbe anche un altro. Se saranno accolte alcune obiezioni del Pd, per i dem diventerà difficile votare contro e persino astenersi. E questo potrebbe riaccendere le tensioni interne al Partito democratico proprio nelle ultime settimane prima dell’appuntamento con il referendum sulla giustizia. Un elemento che potrebbe mettere in difficoltà la leadership di Elly Schlein – molto schierata in favore della Palestina – in settimane, quelle di marzo, che saranno decisive. L’appuntamento in aula a Palazzo Madama, infatti, è per il 3 marzo.

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