Crans-Montana, Jessica Moretti libera con una cauzione da 200mila franchi. I giudici blindano il benefattore: «Anonimato necessario»

La libertà dei titolari del Constellation passa da una cauzione a sei cifre e dall’intervento di un benefattore che rimarrà nell’ombra. Dopo il marito Jacques, anche Jessica Moretti evita il carcere preventivo. La direttrice del locale teatro della strage di Capodanno resterà in libertà dopo il versamento di una cauzione di 200mila franchi. Il provvedimento è accompagnato da misure restrittive, tra cui il ritiro dei documenti personali e l’obbligo di firma, disposte dall’autorità giudiziaria nell’ambito dell’inchiesta in corso. Nelle 14 pagine dell’ordinanza firmata dai giudici del Cantone Vallese, viene messa nero su bianco la segretezza assoluta del benefattore. Il tribunale ha deciso di proteggere l’identità del donatore, citato nelle carte solo come «N.N.». Scelta definita «assolutamente necessaria» per tutelare la sicurezza del terzo finanziatore, visti i momenti di altissima tensione dello scorso 13 febbraio, quando i parenti delle vittime hanno dato vita a una dura contestazione fuori dall’aula d’udienza contro i coniugi Moretti.
Le carte dei giudici
Nonostante l’accusa avesse ipotizzato il rischio di clandestinità, i magistrati hanno ritenuto che la cauzione fosse sufficiente a compensare tale eventualità. I giudici hanno valutato positivamente il comportamento di Jessica Moretti dopo la catastrofe. «L’imputata non ha in alcun modo tentato di fuggire dopo l’incendio. Ne è prova il fatto che, quasi cinquanta giorni dopo, risiede ancora nel Vallese. Sarebbe stato molto facile per lei lasciare il territorio svizzero dopo la catastrofe», si legge nelle carte dei giudici. La difesa ha sempre sostenuto che la donna, tra le prime a uscire dal seminterrato la notte del rogo, lo avesse fatto esclusivamente per allertare i soccorsi.
Una coppia «disprezzata» ma con amici potenti
L’ordinanza non usa giri di parole nel descrivere il clima sociale che circonda gli indagati. La coppia è ormai considerata «disprezzata» dall’opinione pubblica. Ma proprio questa emarginazione paradossalmente diventa una garanzia per la giustizia. Secondo i giudici, i legami di «amicizia sincera e forte» con terze persone influenti sono tali che una fuga dei Moretti travolgerebbe anche chi li ha aiutati. In altre parole, chi ha messo i soldi rischierebbe troppo in termini di reputazione se l’imputata decidesse di scappare.
