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L’avvocata della famiglia nel bosco: «I genitori vessati da chi dovrebbe aiutarli»

21 Febbraio 2026 - 08:39 Alba Romano
famiglia nel bosco
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Danila Solinas: «Sono sbigottita, turbata da quello a cui ho assistito in questi ultimi giorni»

Danila Solinas, avvocata di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, dice che la famiglia nel bosco è «vessata» da chi dovrebbe aiutarli. E pur essendo cittadini stranieri non possono andarsene dall’Italia: «Potrebbero farlo in teoria, ma senza i bambini e quindi sarebbe assolutamente impensabile per loro». Regno Unito e Australia infatti non sono intervenuti: «I consolati si stanno interessando a questa vicenda ma hanno inteso agire nel rispetto della legge italiana, confidando nella giustizia italiana».

«Sbigottita»

Solinas dice a Francesco Borgonovo de La Verità di essere «sbigottita, mi creda, turbata da quello a cui ho assistito in questi ultimi giorni. Innanzitutto quella che è stata presentata come la lettera di Catherine, depositata anche in tribunale. Quel testo era una chat privata fra la madre e la tutrice. Un messaggio che era stato peraltro sollecitato dalla stessa tutrice il giorno in cui eravamo insieme dalla consulente. Catherine in totale buona fede scrive delle osservazioni volte a spiegare il suo turbamento, le sue perplessità, le sue criticità, e quindi lo fa, ripeto, in totale buona fede, salvo poi trovarsi quello scritto depositato in tribunale e diffuso sui giornali».

«A quello scritto nessuno ha risposto ma ce lo siamo ritrovati in prima pagina sul quotidiano Il Centro, senza che noi ne sapessimo nulla. Si chiede che questi genitori si fidino delle istituzioni, si sollecitano in tal senso, però poi si strumentalizza nel modo più bieco un atto di fiducia».

La Vita in Diretta

E spiega: «Ho visto un servizio sulla Vita in diretta, il programma di Rai 1, nel quale addirittura si vedeva una ex responsabile della struttura di accoglienza aprire le porte al giornalista e alle telecamere, consentire di inquadrare la cameretta dei tre bambini, entrare nel merito di questa vicenda, nel tentativo di smentire la madre. Nel servizio la signora fa vedere questa porta che dall’interno potrebbe aprirsi con il maniglione, appunto per smentire queste affermazioni. Omette però che la porta viene chiusa a chiave e quindi i bambini urlano e si disperano la notte, perché vorrebbero la madre, una madre che non sempre li sente, visto che sta due piani più su. Ricordiamoci che questa è la stessa struttura che ha vietato al padre il pranzo di Natale, perché asserisce che ci sono regole da rispettare, ma poi apre le porte alle telecamere».

Gli esami del sangue

Secondo l’avvocata non vanno bene nemmeno le analisi del sangue: «Si tratta di analisi che sarebbero state prescritte dalla pediatra, ma di cui non comprendiamo il senso. Ci è stato semplicemente comunicato che ci saranno, ma non è stato in alcun modo concertato, non ci si è in alcun modo interfacciati con la famiglia. Io davvero non mi capacito».

Poi dice che alla nonna è stato impedito di vedere i bambini, se non negli orari della struttura: «Questi bambini hanno una nonna che ha più di 80 anni e che vive dall’altra parte del mondo, che è venuta qui per cercare di rivederli perché altrimenti chissà se li avrebbe potuti mai rincontrare. A lei è negato l’accesso alla struttura, come alla zia e al cuginetto, se non in momenti assolutamente contingentati, due volte a settimana. Si è parlato tanto della cosiddetta socializzazione, e poi viene negato il contatto affettivo con i parenti? E intanto quella struttura poi apre le porte al giornalista della Vita in diretta. Mi dica lei se lo trova lecito, corretto. Io sono turbata, non riesco a usare un aggettivo diverso».

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