Ultime notizie Festival di SanremoGiorgia MeloniOlimpiadi 2026ReferendumTrapianti
ATTUALITÀBambiniCampaniaInchiesteNapoliOmicidi colposiSanitàTrapianti

Il primario, la chirurga, l’anestesista: chi sono gli indagati per la morte di Domenico

23 Febbraio 2026 - 05:50 Alessandro D’Amato
domenico cuore bruciato monaldi indagati chi sono
domenico cuore bruciato monaldi indagati chi sono
L'inchiesta sull'Heart Team del Monaldi che a Bolzano ha espiantato il cuore. E la possibile indagine sui medici trentini, forse responsabili dell'uso del ghiaccio secco

Il primario, la veterana della cardiochirurgia, l’esperta anestesista. E i tre specializzati trentenni. Sono sei i medici dell’ospedale Monaldi di Napoli indagati per omicidio colposo nel caso di Domenico, il bambino morto dopo il trapianto di un cuore “bruciato” perché danneggiato dal contatto con il ghiaccio secco. Loro il 23 dicembre sono arrivati a Bolzano da Napoli per prelevare l’organo. La procura di Napoli e il pm Giuseppe Tittamante hanno disposto il sequestro dei loro telefoni. Mentre il legale della famiglia di Domenico, Francesco Petruzzi, dice che nella cartella clinica ricevuta «manca il diario di perfusione, ossia il tracciato della circolazione extracorporea che dimostrerebbe il momento esatto in cui al bambino è stato tolto il suo cuore, prima di impiantare quello danneggiato».

Guido Oppido

Nato a Cosenza, Guido Oppido ha 54 anni. Ha effettuato oltre tremila interventi al cuore nella sua carriera. Laureato con 110 a La Sapienza di Roma, è arrivato a Napoli dal policlinico Sant’Orsola di Bologna. Responsabile della cardiochirurgia pediatrica del Monaldi, è lui che esegue il trapianto. Nonostante il cuore arrivato da Bolzano sia compromesso. Professionista dai modi perentori soprattutto in sala opetatoria, Oppido, racconta Repubblica, nell’audit aziendale del Monaldi che risale al 14 gennaio ha detto di aver ricevuto un ok che nessuno del team dice di aver pronunciato. Secondo gli esperti una volta iniziato l’espianto del cuore malato di Domenico l’operazione doveva per forza essere portata a termine. «Siamo convinti sin d’ora che il nostro assistito abbia fatto tutto ciò che era professionalmente doveroso, e tutto quanto era umanamente possibile, per salvare la vita del piccolo Domenico» hanno detto i suoi avvocati, Alfredo Sorge e Vittorio Manes.

Francesca Blasi

Francesca Blasi, 55 anni, lavora da 25 anni nella Uoc di Cardiochirurgia pediatrica e cardiopatie congenite del Monaldi. Con lei due cardiochirurghe: la salernitana Mariangela Addonizio, 30 anni, laureata a Torino e specializzata a Padova, lavora da meno di un anno al Monaldi. E poi la 32enne Emma Bergonzoni. Nata in provincia di Ferrara, studi a Bologna, specializzazione a Padova, da luglio 2024 a Napoli. A Bolzano invece a guidare lo staff del Monaldi c’era Gabriella Farina, 66 anni. È lei a occuparsi dell’espianto del donatore. Insieme al 33enne Vincenzo Pagano, salernitano con studi tra Napoli e Bologna. Tutti sono partiti per l’Alto Adige con un contenitore per il trasporto dell’organo diverso dal Paragonix, quello di ultima generazione che però i sanitari non sapevano usare perché non avevano mai svolto il corso di formazione.

Il ghiaccio secco

Secondo le carte Farina e Pagano chiedono il rabbocco del ghiaccio nel contenitore. E ricevono ghiaccio secco. «È un momento in cui deve prevalere il silenzio, nel doveroso rispetto della famiglia», dicono al quotidiano gli avvocati Anna Ziccardi e Dario Gagliano, legali di Farina. «La complessità della vicenda impone senso di responsabilità e misura, evitando giudizi affrettati. Si confida nel lavoro sereno e rigoroso degli inquirenti, affinché i fatti possano essere accertati con obiettività, nel rispetto della verità e della trasparenza».

La cartella clinica

Intanto al Monaldi sono tornati i carabinieri del Nas. L’avvocato di Domenico contesta di aver ricevuto dal presidio «una cartella clinica incompleta: manca il diario di perfusione — afferma — ossia il tracciato della circolazione extracorporea che dimostrerebbe il momento esatto in cui al bambino è stato tolto il suo cuore, prima di impiantare quello danneggiato». E in questa settimana potrebbero arrivare altri indagati. Sotto la lente c’è il team di Bolzano. Ma anche quello di Innsbruck, in Austria, che era lì per espiantare altri organi.

Il primo trapianto

Il primo trapianto di cuore al Monaldi è stato eseguito il 5 gennaio del 1988. Lo fece Maurizio Cutrufo, oggi 87enne. «Nel 1986 iniziarono gli interventi in Italia e Napoli fu esclusa. Iniziarono quindi forti proteste fino a quando, nel 1988, arrivò anche a Napoli l’autorizzazione del ministero ad eseguire trapianti di cuore. Giunse una telefonata da Barcellona che comunicava l’esistenza di un donatore con gruppo sanguigno AB. L’unico ricevente in Europa era un nostro paziente che, tuttavia, aveva un quadro clinico complicatissimo. Mi presi un quarto d’ora per riflettere, il quarto d’ora più lungo della mia vita, e alla fine accettai di effettuare il trapianto nonostante i rischi», ricorda.

La sospensione

«Partii per Barcellona con l’aereo di Spadolini, all’epoca presidente del consiglio, per prelevare il cuore che impiantammo. Il paziente, nonostante le complicazioni, è vissuto a lungo. Da lì è iniziata la storia dei trapianti di cuore a Napoli». Grazie a quell’intervento, e alla scuola dei cardiochirurghi cresciuti insieme a Cotrufo, il Monaldi ha acquisito un duraturo prestigio, anche internazionale. Poi il terremoto, proprio sul fronte della cardiochirurgia pediatrica. Nel 2017 il ministero della Salute sospende i trapianti sui bambini, «a seguito dell’accertamento degli esiti negativi degli interventi e della mancata integrazione delle équipe a fronte delle risorse impegnate» La Regione avvia un processo di riorganizzazione della struttura che va avanti con difficoltà, poi le attività riprendono gradualmente. Ora c’è il caso di Domenico.

leggi anche