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Un milione di euro in hotel di lusso, OnlyFans e PlayStation: condannato il responsabile amministrativo che svuotò le casse dell’azienda

25 Febbraio 2026 - 09:32 Ugo Milano
Tribunale generica
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Vacanze a Borgo Egnazia, borse di Louis Vuitton e abbonamenti a siti per adulti, tutto pagato con i soldi della Fibernet. A incastrare il 36enne romano è stato il sospetto di una collega per una spesa di 5mila euro

Poteva sembrare il profilo di un manager di successo, tra vacanze esclusive in Puglia, borse di Louis Vuitton e shopping sfrenato. Invece era il bilancio di un saccheggio sistematico. Un 36enne romano, responsabile amministrativo della Fibernet (azienda specializzata in infrastrutture digitali), è stato condannato in primo grado a 4 anni e 3 mesi di carcere per aver sottratto oltre un milione di euro dalle casse della società tra il 2019 e il 2022. Insieme a lui è stata condannata a 8 mesi anche la suocera, complice in una truffa legata a forniture inesistenti.

Dai bonifici alle carte aziendali

L’uomo, che negli anni si era guadagnato la totale fiducia dei superiori, aveva architettato un meccanismo capillare per drenare fondi. Secondo la ricostruzione della Procura di Roma, il “tesoretto” veniva alimentato in due modi: bonifici diretti verso sei conti correnti personali e l’uso spregiudicato di due carte di credito aziendali. Le spese documentate dagli inquirenti raccontano una vita ben al di sopra delle proprie possibilità: soggiorni a Borgo Egnazia, in Puglia (il resort extralusso che ha ospitato l’ultimo G7), accessori di alta moda, decine di migliaia di euro bruciati in videogiochi per la PlayStation e abbonamenti alla piattaforma per adulti OnlyFans. Per nascondere il buco di bilancio, il dipendente era arrivato a chiedere finanziamenti bancari per 1,3 milioni di euro falsificando la firma digitale del rappresentante legale, accettando tassi di interesse altissimi pur di coprire i flussi in uscita.

Il sospetto di una collega e le prove in auto

Il castello di carte è crollato per un dettaglio apparentemente insignificante. A far scattare l’allarme è stata un’impiegata, insospettita da una singola voce di spesa di 5mila euro di cui non riusciva a rintracciare l’origine. Quando i titolari hanno iniziato a scavare, la verità è emersa con prepotenza. Le prove definitive sono state trovate proprio nella vettura aziendale dell’uomo: vecchi estratti conto che certificavano i passaggi di denaro illeciti. Nell’inchiesta è finita anche la suocera di 63 anni, titolare di un bar. La donna avrebbe incassato circa 22mila euro emettendo fatture false per «omaggi per clienti» e «specialità italiane per clienti esteri», beni che l’azienda non ha mai ricevuto.

La sentenza

Il tribunale monocratico di piazzale Clodio è andato oltre le richieste del pubblico ministero Annalisa Martini, che aveva sollecitato una pena di 3 anni. Il giudice, dopo due ore di camera di consiglio, ha inflitto al 36enne una condanna più severa (4 anni e 3 mesi) per appropriazione indebita. La Fibernet, costituita parte civile, ha ottenuto giustizia dopo tre anni di ammanchi che rischiavano di compromettere la stabilità dell’impresa.

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