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Il chirurgo «pazzo», lo stupore sul ghiaccio secco: «Un casino». Cosa c’è nelle chat tra gli infermieri sul trapianto del cuore “bruciato” al Monaldi

28 Febbraio 2026 - 11:53 Giulia Norvegno
bimbo cuore bruciato napoli
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I commenti della caposala con il collega dell'ospedale di Napoli, mentre si stava svolgendo il controverso trapianto con il cuore arrivato da Bolzano "bruciato". I tentativi di recuperare l'organo e lo stupore per le decisioni del chirurgo

Sono le 16.06 del 23 dicembre scorso. Nella sala operatoria dell’ospedale Monaldi di Napoli il cuore arrivato da Bolzano e impiantato nel petto del piccolo Domenico Caliendo non riparte. L’infermiera Teresa Calascione, uscita dalla sala operatoria alle 14.12, si informa via WhatsApp con i colleghi sull’andamento dell’intervento iniziato intorno alle 14.30. La risposta del caposala è secca: «Non va… zero… è una pietra». Calascione reagisce con sgomento: «Mamma mia. Se lo tengono sulla coscienza». Le conversazioni, come riportano oggi Il Mattino, La Repubblica e Il Messaggero, sono agli atti dell’inchiesta sulla morte del bambino.

Il cuore congelato nel ghiaccio secco: «È un casino»

Un’ora prima della conversazione con il caposala, Calascione aveva già ricevuto segnali allarmanti dalla collega Cristiana Passariello, presente in sala operatoria. Alla domanda «a che state?», Passariello aveva risposto con un vocale: «Hanno portato il cuore nel ghiaccio secco. Si è congelato, forse non lo può impiantare… è un casino».

Il tentativo disperato di scongelare il cuore

Un quarto d’ora dopo, Calascione torna a scrivere alla collega: «Avete risolto? Ma lui ha fatto il pazzo?», con un probabile riferimento al cardiochirurgo Guido Oppido, incaricato del trapianto. La risposta di Passariello descrive un tentativo estremo: «Per scongelarlo lo abbiamo messo nell’acqua calda, ti ho detto tutto. Se riparte è un miracolo».

Il chirurgo Oppido chiamato «pazzo»

Calascione chiede allora se Oppido stia procedendo con l’impianto nonostante le condizioni dell’organo: «Ma lo sta mettendo?». La collega conferma: «Pazzo. E che te lo dico a fare? Sì, lo sta mettendo». Il cardiochirurgo ha dunque proseguito con il trapianto nonostante le evidenti criticità dell’organo, che non farà mai un solo battito.