«L’intelligenza artificiale è un furto. Rischiamo il cervello all’ammasso»

Dietro il successo dell’Intelligenza artificiale c’è un furto. Con scasso. Franco Bernabè, una vita da top manager, oggi presidente dell’Università di Trento e di Techvisory, lo dice oggi in un’intervista a La Stampa: «Tutti sono affascinati dall’IA. È come se fosse un videogioco. Ovviamente non è così. Ma per tradurre il potenziale degli strumenti in un vero beneficio per la produttività c’è ancora molto da fare. Non basta impacchettare prodotti che si trovano gratis sul mercato con una pellicola di software per poterli utilizzare in sicurezza nei processi delle aziende e della pubblica amministrazione. Bisogna sviluppare tecnologie originali».
L’intelligenza artificiale e il furto con scasso
Bernabè spiega perché l’intelligenza artificiale è un furto con scasso: «Per addestrare i modelli servono quantità enormi di informazioni, ma quelle veramente utili sono prodotte dall’intelligenza umana. I motori se ne sono appropriati, nella maggior parte dei casi senza pagare. Stiamo assistendo al più grande furto di proprietà intellettuale nella storia dell’umanità. Anzi, a un furto con scasso». E spiega: «Nelle cause contro l’Ai che si stanno portando avanti in tutto il mondo emerge che i colossi hanno usato addirittura siti di pirateria per scaricare milioni di libri e documenti protetti da copyright, superando i paywall. Penso all’azione legale di tremila autori contro Anthropic, a quella del New York Times contro Perplexity, alla sentenza del tribunale di Monaco contro ChatGPT. C’è di più: il cosiddetto “scraping” indistinto di contenuti, oltre a essere un furto, mette in circolo anche materiali scadenti e genera allucinazioni».
Il circolo vizioso
Bernabè concorda con Andrea Pignataro di Ion, che dice che le aziende alimentano così lo stesso sistema che sta imparando a renderle superflue: «Sì. Sta succedendo qualcosa di inaccettabile. Non possiamo pensare che agenti software, soggetti a errori e ad allucinazioni, possano decidere al posto nostro. L’intelligenza artificiale è nata come un pappagallo sofisticato. Le frasi che produce sono elaborazioni statistiche e non il frutto di ragionamenti. Strumenti del genere vanno controllati in continuazione. Altrimenti si apre uno scenario spaventoso».
Ti potrebbe interessare
- Iran, il bombardamento di Minab e il caso dello zaino AI: perché l’immagine dell’Ambasciata iraniana è un falso
- Grok e la strage in Iran: perché l’IA di Musk ha fallito il fact-check sulla scuola di Minab
- Burger King mette l’IA nelle cuffie dei dipendenti: così il nuovo sistema «Patty» li obbligherà a essere più cordiali
E l’Europa? «Abbiamo vissuto sulle spalle degli americani per la difesa e per la tecnologia. È venuto il momento di emanciparci. Le persone si sono accorte che un presidente degli Stati Uniti, se gli stai antipatico, può bloccarti la carta di credito. Lo stesso vale per i pagamenti internazionali, gestiti da Swift, che trasferisce tutte le informazioni ai server dei servizi americani. La prima istituzione europea che ha incominciato a occuparsi seriamente di riconquistare sovranità è stata la Banca centrale europea».
Il dollaro e i pagamenti
Bernabè spiega che l’Eurotower «sta lavorando per sganciare l’Europa dai circuiti delle carte di credito gestiti da società americane grazie all’euro digitale. L’Italia, va detto, è stata in prima fila, con Fabio Panetta e Pietro Cipollone, per fare in modo che i pagamenti non dipendano tutti dal dollaro. Per ottant’anni abbiamo lasciato tutto nelle mani di Washington. Finalmente ci siamo svegliati». L’investimento di Bernabè in TextGenius invece parte da una startup: «E da due principi: il miglioramento di efficienza che deriva dall’uso dell’intelligenza artificiale deve essere misurabile e le basi dati da cui attinge le informazioni devono essere garantite e verificate».
La bolla
Infine, sui 1.200 miliardi di capitalizzazione bruciati non si rischia solo una bolla: «Io vedo un rischio più grande: che il cervello umano vada all’ammasso. Se non gestiamo con grandissima attenzione la trasformazione in corso avremo un mondo che, invece di avere benefici, vivrà una sorta di degenerazione, di Alzheimer provocato proprio dall’intelligenza artificiale».
