L’India festeggia Holi: cosa significa, da dove viene la festa dei colori e perché in alcuni villaggi è stata vietata

È senza dubbio la festa più colorata del mondo ma Holi, spesso definito il “Festival dei colori”, è anche molto di più: è un’antica festa indiana che coincide con l’arrivo della primavera e simboleggia l’unione e la vittoria del bene sul male. Quest’anno la ricorrenza, la cui data varia in base alla luna piena di marzo, cade oggi, 4 marzo, e tutta l’India di prepara a grandi festeggiamenti. Si tratta di una festa molto antica: i primi testi a fare riferimento alla sua celebrazione risalgono al IV secolo a.C. Come molte ricorrenze, anche la storia di Holi affonda nel mistero e ancora oggi non si sa esattamente da quale dei due miti tragga origine.
La prima leggenda
Il primo mito è quello legato alla leggenda di Holika e Prahlad, narrata tra gli altri nel Narada Purana, uno dei principali testi sacri induisti, da cui prende il nome il rituale “Holika”, celebrato alla vigilia di Holi. Simboleggia la vittoria della fede e della devozione sulla brama di potere. La leggenda, infatti, racconta di un re demone, di nome Hiranyakashipu, che conquistò il regno della Terra. Il suo egoismo e la sua sete di potere lo portarono a chiedere a tutti nel suo regno di adorare solo lui. Con sua sorpresa, il suo stesso figlio, Prahlad, scelse però di adorare solo il Signore Narayana – altro nome del dio Vishnu – una delle divinità supreme dell’induismo, conservatore dell’universo e fonte di ogni esistenza. Il padre tentò invano di punire il figlio con la morte per il suo tradimento, ma Vishnu lo salvò ogni volta. Il re demone chiese infine a sua sorella, Holika, immune al fuoco, di gettarsi in un rogo con Prahlad tra le braccia. Holika non sapeva, però, di essere immune al fuoco solo quando da sola. Prahlad, intonando il nome di Vishnu, venne salvato per la sua devozione, mentre Holika morì bruciata.
La seconda versione
Il secondo mito al quale la festa di Holi è legata è quello dell’amore giocoso tra Krishna e Radha, dal quale deriva la pratica del lancio di polvere colorata. La leggenda narra che Krishna, divinità che simboleggia amore, compassione e potere divino, considerata l’ottava incarnazione – o avatar – di Vishnu, avesse la pelle blu. Da bambino, si domandava spesso perché Radha avesse la pelle chiara mentre la sua fosse così scura. Un giorno, la madre, Yashoda, gli consigliò di colorare scherzosamente il viso di Radha del colore che preferiva e lui la raggiunse con i suoi amici per lanciarle della polvere colorata.
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Il falò della vigilia
Legata alla leggenda di Holika e Prahlad è quindi una delle due tipiche pratiche di Holi, quella dell’accensione dei falò che si festeggia alla vigilia, cioè la sera della luna piena di marzo. Si chiama anche “Chooti Holi” – in hindi, “Piccolo Holi” – o Holika Dahan. In diversi stati dell’India, soprattutto a nord, un tronco viene conservato in un luogo pubblico per 40 giorni prima dell’accensione del rogo e ogni passante può contribuire a costruire la pira gettando dei ramoscelli. Nel giorno di Holika Dahan, viene esposta sui tronchi l’immagine – in materiale combustibile – di Holika e quella – in materiale non combustibile – di Prahlad. Il fuoco viene accompagnato dall’intonazione di mantra per scacciare gli spiriti maligni. Inoltre, spesso, le persone portano un po’ di fuoco dal falò nelle loro case. Si crede che seguendo questa usanza le loro case saranno purificate e i loro corpi saranno liberi da malattie.
La festa con la polvere colorata

Il giorno successivo all’Holika si chiama Dhuleti, ed è in quel giorno che si gioca con i colori. Il gulal, la polvere colorata, viene getta gioiosamente addosso agli altri partecipanti, insieme ad acqua colorata. Vengono intonati canti tradizionali, si danza e si festeggia mangiando gujiya, una sorta di ravioli dolci, e sorseggiando bevande a base di bhang.
Una festa, diversi rituali
Non tutti festeggiano
In molti villaggi collinari, però, sembra che questa festa non venga più praticata. Come riporta il Times of India, nei distretti di Bageshwar, Pithoragarh e Rudraprayag, nello Stato dell’Uttarakhand, le celebrazioni sarebbero state da tempo sospese a causa di atti di vandalismo che avevano portato al furto della bandiera cerimoniale. Risse tra ubriachi e disordini vari avrebbero poi portato gli anziani di diversi villaggi a imporre la sospensione di questa antichissima tradizione. Molti credono, inoltre, che celebrare Holi possa far arrabbiare le loro Kul Devta (divinità maschili) o Kul Devi (divinità femminili), tutelari di una specifica famiglia o del clan del proprio villaggio, e provocare calamità naturali. Così, nei villaggi di Khurjan e Kwili, non si festeggia. Si può pregare ma è vietato giocare con i colori.
Festeggiamenti e salute
Un tema al centro dell’attenzione ogni anno e legato al festeggiamento di Holi è quello dell’utilizzo di polveri sintetiche. Moltissimi sono infatti i casi di intossicazione che portano molti cittadini a rivolgersi ai vicini ospedali per ricevere assistenza dopo i festeggiamenti di Dhuleti. Come riporta uno studio pubblicato dall’Indian Journal of Clinical Biochemistry, nell’antichità venivano usate polveri completamente naturali, provenienti da diversi fiori primaverili. Oggi invece sarebbero usate sostanze chimiche. Il contenuto di piombo nelle sostanze campione raccolte in un mercato di Calcutta è risultato di quasi due volte superiore ai limiti consentiti per legge nella produzione di cosmetici, mentre quello delle endotossine arriva a superare di quasi 35 volte i limiti consentiti.
