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Elio Germano sbarca sui social per promuovere il suo «No» al referendum

05 Marzo 2026 - 12:59 Gabriele Fazio
Non è la prima volta che l'attore romano mette la faccia su una battaglia politica

Solo un appuntamento importante come il prossimo referendum sulla divisione delle carriere nella magistratura poteva convincere Elio Germano a debuttare su un palco mai calcato finora, quello dei social. L’attore romano classe 1980, che mai si è tirato indietro rispetto il mettere la faccia per una battaglia politica, fino a diventare uno dei più efficaci spauracchi della destra, lo fa con una performance che richiama un noto sketch di Gigi Proietti. Poche parole, in pratica una sola, durante una telefonata e quella parola non poteva che essere «No».

Le battaglie politiche di Elio Germano

Non è la prima volta che l’attore, certamente tra i più affermati della sua generazione, sei volte David di Donatello, di un Prix d’interprétation masculine a Cannes e di un Orso d’Argento al miglior attore a Berlino, combatte pubblicamente battaglie di matrice politica. In realtà si era già esposto sul referendum del prossimo 22-23 marzo, avendo già partecipato a un appello pubblico promosso dall’ANPI che ha visto coinvolti diverse personalità del mondo della cultura italiana. Molti invece ricorderanno l’ultima volta che Germano ha fatto infuriare la destra, durante la cerimonia al Quirinale di tutti i candidati ai David di Donatello 2025. L’attore ha risposto per le rime al Ministro Giuli, che qualche giorno prima aveva lanciato dichiarazioni molto pesanti riguardo l’utilizzo del tax credit nel cinema italiano per film che hanno poi incassato molto poco, distorcendo effettivamente in maniera assai grave cosa vuol dire ricevere un tax credit, ma soprattutto sorvolando con leggerezza sulla situazione economica del cinema italiano. Elio Germano rispose in maniera altrettanto dura: «Vorrei che il ministro si confrontasse con i diversi rappresentanti della nostra categoria anziché piazzare gli amici nei vari posti come fanno i clan. ll cinema è davvero in crisi e noi crediamo per grossa responsabilità del ministero della Cultura. Sentirci dire che le cose vanno bene, in questo modo tra l’altro bizzarro, è dal mio punto di vista fastidioso».

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