Cecchino di Sarajevo piemontese, un testimone: «Gli piace sparare, ora è vivo e in forze»

«Se ne vantava perché gli piace sparare. Ancora adesso gli piace. È un appassionato di armi». A parlare è il primo testimone che ha avuto contatti diretti con il presunto cecchino piemontese, oggi settantenne. Secondo la sua testimonianza, riferisce il Fatto Quotidiano, negli anni Novanta l’uomo partiva dalla provincia del Piemonte per andare a Sarajevo, partecipando all’assedio come se fosse un safari umano. «Partiva da qui e mi diceva di andare a sparare. E se ne vantava, anche perché era un bravo tiratore. Ancora adesso gli piace sparare. È vivo ed è in forze», aggiunge la fonte.
«Era appassionato di armi»
L’uomo è noto nel suo paese come cacciatore, appassionato di armi e, secondo alcune voci, con gli occhi puntati sulle giovani donne dell’Est. Altre fonti riferiscono che parlava di aver ucciso donne, ma il testimone diretto non conferma che avesse bersagli precisi a Sarajevo. «Non mi risulta. Dai tg ho saputo che donne e bambini costavano…», afferma, mentre riferisce che lui fosse un braccino corto. Le ricostruzioni mostrano che non era ricco e non avrebbe potuto pagare somme enormi per uccidere un bambino, come riportato nel documentario Safari Sarajevo (2022) e nell’esposto alla procura di Milano dello scrittore Ezio Gavazzeni. La fonte conferma solo che l’uomo raccontava di essere andato a sparare, senza dare dettagli su viaggi, organizzazioni o compensi.
L’indagine
La nuova pista piemontese emerge così come il terzo profilo nell’inchiesta sui presunti cecchini del weekend, coordinata dal pm Alessandro Gobbis con il Reparto Operativo Speciale dei Carabinieri. Per uno dei tre indagati, la procura di Milano ha già effettuato l’iscrizione nel registro degli indagati.
