L’Islanda annuncia un referendum sull’adesione all’Ue: i timori dell’isola dopo le minacce di Trump alla Groenlandia

Nei prossimi mesi, in Islanda si voterà per decidere se riprendere o meno i negoziati di adesione all’Unione europea. L’annuncio arriva direttamente dal governo di Reykjavik, che ha proposto al parlamento la data del 29 agosto per la consultazione popolare. L’isola del Nord Atlantico ha presentato domanda di adesione all’Ue nel 2009, un anno dopo lo scoppio della crisi finanziaria. I negoziati iniziarono nel 2010, ma furono sospesi tre anni più tardi, in seguito alle elezioni parlamentari. Nel 2015, il governo annunciò la conclusione dei colloqui.
I timori dell’isola dopo le minacce di Trump alla Groenlandia
Da diversi mesi si vocifera di un possibile ricongiungimento tra Islanda e Unione europea, specialmente alla luce delle crescenti tensioni sullo scacchiere internazionale, che sembrano aver convinto il governo di Reykjavik a riprovare la strada dell’adesione all’Ue, forse anche per sentirsi più protetti da eventuali minacce o guerre commerciali da parte degli Stati Uniti. Il desiderio di Donald Trump di impossessarsi della Groenlandia ha suscitato preoccupazione anche nella vicina Islanda, che non dispone di un esercito proprio e ha appaltato la propria sicurezza proprio agli Usa e alla Nato.
Cosa pensano gli islandesi dell’adesione all’Ue
Secondo un sondaggio della tv pubblica Ruv, pubblicato a inizio febbraio, il 57% degli islandesi è a favore della ripresa dei colloqui per l’adesione all’Unione europea, poco più del 30% è contrario e il restante 12% è indeciso. «Il popolo islandese si trova di fronte a una decisione importante. Il contesto geopolitico è oggi fondamentalmente diverso rispetto a quando l’Islanda ha presentato per la prima volta la sua candidatura all’adesione», ha commentato Marta Kos, commissaria Ue all’Allargamento. In un mondo «caratterizzato da sfere di influenza concorrenti», ha aggiunto Kos, «l’adesione all’Ue offre un punto di riferimento in un blocco fondato su valori, prosperità e sicurezza».
Il nodo più delicato: la pesca
Nel 2015, quando i negoziati furono sospesi, 27 dei 33 capitoli erano stati aperti da Bruxelles e Reykjavik, di cui 11 si erano conclusi positivamente. La questione più spinosa, in caso di ripresa delle trattative, sarà il capitolo sulla pesca, su cui l’Islanda non ha alcuna intenzione di cedere. «Non firmerò mai un accordo che implichi la cessione del controllo dell’Islanda sulle sue risorse, come le nostre risorse ittiche. Voglio che questo sia assolutamente chiaro», ha spiegato il ministro degli Esteri, Þorgerður Katrín Gunnarsdóttir. Se il referendum dovesse dare esito positivo, i negoziati per l’adesione dell’Islanda all’Unione europea potrebbero riprendere verso la fine del 2026.
Foto copertina: EPA/Olivier Matthys | Ursula Von der Leyen, presidente della Commissione europea, e Kristrun Frostadottir, premier islandese
